Una mappa politica del supercontinente Pangea

200.000.000 di anni fa sarebbe stato normale viaggiare dalla Cina in Antartide, attraversando il Canada, Brasile e India – senza mettere piede in acqua. In quel tempo esisteva un unico grande continente la Pangea, nome coniato nel 1915 da Alfred Wegener, in seguito alla formulazione della sua innovativa teoria della deriva dei continenti.

Come potrebbe essere rappresentata la Pangea usando i confini moderni? Una risposta a questa domanda è stata data dal cartografo Massimo Pietrobon che ha creato questa straordinaria immagine.

Circondato da un unico grande oceano chiamato Panthalassa, la maggior parte della Pangea era nell’emisfero sud, a differenza di quello che possiamo osservare oggi in una normale carta geografica.

Le prove dell’esistenza della Pangea sono tante, sono state trovate in fossili simili recentemente scoperti in Sud Africa, India e Australia, e rocce simili individuate sulla costa orientale dell’America del sud e la costa occidentale dell’Africa.

Riferimenti:
http://www.capitan-mas-ideas.blogspot.com.es/2009/01/georgafie-alternative.html
http://capitan-mas-ideas.blogspot.it/2012/08/pangea-politica.html

Anche le piante si ammalano, in Puglia la storia si ripete.

Le piante come tutti gli esseri viventi: nascono, crescono e muoiono. Sono così diverse da noi ma molto ci accomuna a loro, un punto di incontro è il subire attacchi da parte di virus e batteri. Forse non tutti sanno la differenza tra i due, semplificando molto possiamo dire che un batterio è un essere vivente microscopico, composto da una sola cellula che può vivere negli ambienti più diversi o anche dentro altri esseri viventi. Il virus non è un essere vivente autonomo, ma un parassita, un pezzo di una cellula che può riprodursi solo entrando dentro un’altra cellula.

Nelle ultime settimane si è molto parlato della infestazione che sta affliggendo le piante di ulivo in Puglia, ma le prime notizie di questo problema in questa zona geografica risalgono già al 2013 mentre notizie su malattie simili sono presenti in passato in diverse zone del mondo fin dal 2008. Gli alberi deperiscono e le foglie si seccano, la corteccia si sfalda e la pianta si abbandona al suo destino, muore. La colpa di questa malattia è di un batterio dal nome particolare: Xylella fastidiosa, trasportato da un insetto che fa da da vettore (gli permette di penetrare nel fusto della pianta). Mentre in passato i “vettori” erano di solito solo gli insetti, nel mondo moderno, in un mondo sempre più globalizzato, caratterizzato da traffici commerciali continui, le possibilità della diffusione di malattie è cresciuta esponenzialmente.

E’ la storia che tristemente si ripete, molti non esperti del settore sicuro ignorano che alla fine del diciannovesimo secolo i vigneti europei vennero praticamente distrutti dalla piaga della fillossera vastatrix. La fillossera della vite è un piccolo insetto parassita che danneggia le viti attaccando le radici e producendo un indebolimento progressivo che porta la pianta alla morte.

Mentre per il problema della filossera fu trovata una soluzione con gli innesti, per la Xylella quello che si sta facendo al momento è cercare di isolare il più possibile il problema procedendo se necessario ad abbattimento delle piante infette e disseminando di pesticidi le zone che sono i focolai dell’infezione. Per comprendere quanto potrebbe essere problematica la sua diffusione bisogna sottolineare che questo batterio attacca anche molte altre piante come : gli oleandri, gli aranci, i peschi , i ciliegi,i mandorli.

Il rischio come si può intuire è molto alto e non è semplicemente solo quello di perdere i frutti di una regione famosa per la qualità dei suoi prodotti. L’EPPO (Organizzazione Europea per la Protezione delle Piante) considera la Xylella fastidiosa come un organismo da quarantena che è capace di insediarsi nella vegetazione naturale tutta (dal settore viticolo, agrumicolo, frutticolo e perfino forestale). I danni economici sarebbero incalcolabili.

Bibliografia:
http://italiaxlascienza.it/main/2015/03/xylella-ulivi-salento/
http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=5058
http://www.acquabuona.it/agronomo/annonove/storiafillossera.shtml
http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2013/11/17/news/la_moria_degli_ulivi_pugliesi_mito_mediatico_o_realt_-1893041/
http://www.lswn.it/ambiente/gli-olivi-della-puglia-sono-devastati-da-una-malattia-ecco-come-possiamo-salvarli/

1° maggio festa del lavoro per non dimenticare chi di lavoro muore, anche in ambito scientifico.

Puntuale come ogni anno eccoci arrivati al primo di maggio, un giorno dedicato alle scampagnate o per fare il “ponte” lungo a lavoro. Ritorna ogni anno con i suoi riti, i proclami identici nel tempo e l’ormai storico concertone di Roma. A mio parare questo giorno andrebbe utilizzato per riflettere sulla propria condizione di lavoro e per non dimenticare chi di lavoro ci è morto, le famose morti bianche. Quando si parla di morti sul lavoro si pensa agli operai nelle fabbriche, i muratori, i lavoratori nella miniere, la lista è lunga e raramente si pensa che si può morire lavorando anche per la ricerca scientifica.

Il primo esempio che mi viene in mente è quello di Maria Sklodowska Curie, la scienziata che trascorse quasi tutta la vita dedicandosi alle ricerche sulle sostanze radioattive. Ad oggi è l’unica donna ad aver mai ottenuto non uno, ma due premi Nobel in due categorie differenti. Anche la figlia vinse il Premio Nobel per la Chimica nel 1935! Morì a causa del proprio lavoro, per la prolungata esposizione alle fonti radioattive si ammalò di anemia aplastica.

Ma non c’è bisogno di andare così lontano nel tempo per trovare casi che hanno creato scalpore e che è bene non dimenticare. Nel 2008 in uno dei laboratori chimici della Facoltà di Farmacia dell’Università di Catania, che la stampa soprannominò all’epoca il laboratorio della morte, si verificarono ben 15 morti sospette di persone che lo avevano frequentato per lavoro.

Morire di Università, ammalarsi di Ricerca

La storia è sconcertante ma non c’è da meravigliarsi, c’è solo da prendere atto che in Italia è vero che esistono eccellenze ma purtroppo anche laboratori allucinanti e giovani studenti/ricercatori non abbastanza responsabilizzati. Cappe aspiranti che spesso sono un optional o che non funzionano, uso di materiale scadente per risparmiare sul budget del dipartimento. Esistono migliaia di manuali e linee guida che spiegano come comportarsi quando si lavora in ambienti del genere peccato rimangano molte volte solo sulla carta.

Buon primo maggio

Risorse
Manuale della Sicurezza nei Laboratori in formato PDF
Catania, strage nell’aula dei veleni – A Farmacia morti 15 ricercatori

Il Nepal si trova in una delle aree a più alto rischio sismico del nostro pianeta

Quando succedono eventi come quello del forte terremoto che ha colpito il Nepal il 25 aprile 2015, la cui magnitudo è stata stimata di 7.8° sulla scala Richter, ci si interroga sempre sulla fragilità della nostra vita sulla Terra. Alcuni possono dare la colpa al destino, altri interrogano il proprio dio sul perché non sia intervenuto per salvare tanta gente inerme, ma al di là di quello che si possa pensare e senza offendere i vostri credo, la verità è ben altra. La scienza ci viene in aiuto nel dare una risposta al perché tutto ciò sia accaduto.

La superficie del nostro pianeta è suddivisa in placche tettoniche che come i pezzi di un puzzle compongono la litosfera (la parte rigida esterna della Terra). Per avere una idea di come i vari pezzi siano connessi tra loro, di seguito trovate un’immagine in cui è rappresentata una porzione di tale suddivisione.

Immagine che illustra la suddivsione in placche

La placca indiana si sposta verso nord di 5 centimetri all’anno, questo processo molto lento fa aumentare enormemente la probabilità che un terremoto si scateni proprio dove si è verificato. La catena montuosa dell’Himalaya è uno dei risultati dello scontro tra la placca indiana e quella euroasiatica. Anche l’Italia ovviamente non è immune dal lento muovimento delle placche, infatti la placca africana sta letteralmente sommergendo quella europea con il risultato che questa sprofonda sotto l’altra. Le collisioni sono graduali, ma può succedere che si verifichino delle accelerazioni che possono causare terremoti.  Milioni di anni fa la situazione fra le placche africana ed euroasiatica era opposta, la placca africana scorreva sotto quella eurasiatica.

Il nostro pianeta è dotato al suo interno di un grande motore termico,  responsabile dell’attività sismica ma anche del campo magnetico che ci protegge dal vento solare e ha permesso la presenza della vita così come la conosciamo. L’assenza di un campo magnetico porterebbe la Terra in una situazione molto simile al pianeta Marte che non ha un campo magnetico globale ma solo sacche di magnetizzazione. Proprio a causa della mancanza di un campo magnetico tipo quello terrestre su Marte il deserto la fa da padrone e la pressione atmosferica troppo bassa non permette la presenza di acqua in forma liquida.

Ogni cosa ha un suo costo, i terremoti sono purtroppo il costo che dobbiamo pagare affinchè la dinamicità della Terra continui come ha sempre fatto fino ad ora. La natura non è una madre benigna, non ha una coscienza delle vicende umane.

26 aprile del 1986 esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl

Ventinove anni fa dalla centrale nucleare di Chernobyl (cittadina dell’Ucraina), si sprigionò una nube di materiale radioattivo che in poco tempo fece piombare una intera nazione e anche l’europa in un incubo che ancora continua ed è bene non dimenticare. Una nube di materiale radioattivo ricadde attorno alla cittadina, una frazione sostanziale di tutta la radioattività presente nel reattore fu dispersa nell’ambiente come polvere nell’aria e si propagò arrivando a toccare diversi paesi europei e non solo. Il risultato è stato un alto tasso di mutazioni nella flora e nella fauna di quella area e quasi 6 milioni di persone contaminate fino ad ora, ovviamente queste sono solo stime, anche perchè è difficile quantificare il numero di vittime future di questa tragedia infinita.

Dopo l’incidente, l’area attorno l’impianto fu evacuata e venne creata una zona di 31 km detta di esclusione in cui è vietato ancora oggi l’ingresso.

Ma come si crea l’energia in un reattore nucleare?

Se pensiamo a un normale forno, l’energia prodotta è data sotto forma di calore che si ottiene come reazione chimica tra un combustibile e l’ossigeno dell’aria. Una reazione chimica è data in realtà da una collisione tra atomi in cui interagiscono i loro elettroni. Oltre agli elettroni un atomo è formato da un nucleo (neutroni e protoni), se due nuclei si scontrano e interagiscono si verifica una reazione nucleare. Tuttavia, a differenza degli atomi, che sono elettricamente neutri, i nuclei hanno una carica elettrica positiva e quindi si respingono l’uno altro con molta forza. Il nucleo, costituito dai protoni e dai neutroni, è la parte centrale dell’atomo. Il nucleo, pur essendo circa un centinaio di migliaia di volte più piccolo di tutto l’atomo, ne costituisce quasi tutta la massa. Il neutrone non ha carica elettrica e può quindi avvicinarsi a un nucleo senza essere respinto e così indurre una reazione nucleare.

In questo breve filmato viene rappresentata la situazione attuale delle aree circostanti la centrale.Questo video è un contributo che ci serve come monito per non dimenticare un problema che è tutt’altro che risolto.

Foto da Chernobyl 25 anni dopo

Photos by David Schindler.

Foto di uova di dinosauro trovate in Cina

Durante lavori stradali che si stavano tenendo nella città di Heyuan nella provincia del Guangdong della Cina meridionale, sono state rinvenute uova fossili di dinosauro. Non è la prima volta che vengono fatte scoperte del genere in questa città.

Il museo cittadino infatti ospita la più grande collezione di fossili di uova di dinosauro al mondo, un numero davvero da record ben 10.008 uova a cui si andranno ad aggiungere quelle trovate in questa occasione.

Le uova sono state trovate in strati di roccia di arenaria rossa, e dovrebbero appartenere alla specie Oviraptor philoceratops, dinosauri dal becco d’anatra, che popolavano la terra di 75 milioni di anni fa.

Il cosplay spaziale di Samantha Cristoforetti manda in delirio i fan di Star Trek

Dallo spazio ormai da mesi, siamo abituati a ricevere foto meravigliose da parte della nostra austronauta italiana Samantha Cristoforetti (dell’Agenzia spaziale europea).In questa ultima foto scattata qualche giorno fa a bordo della Stazione Spaziale Internazionale posa per un epico selfie indossando un’uniforme della serie Star Trek, mentre sullo sfondo si vede arrivare il carico della capsula SpaceX Dragon che porta i rifornimenti. Questa volta, la capsula orbitale da trasporto oltre al carico scientifico conteneva al suo interno la prima macchina per il caffè espresso in grado di funzionare nello spazio, nota con il nome di ISSpresso.

Samantha Cristoforetti ha condiviso su twitter il seguente tweet per celebrare l’evento

In questo tweet fa il verso al capitano Janeway della serie Star Trek
“C’è caffè in quella nebulosa… volevo dire nel modulo Dragon”

Sono infatti presenti nella celebre serie diversi riferimenti all’amore per il caffè

Caffè : “La più bella sospensione organica mai concepita.”

Cosa contiene un uovo di Pasqua

Ogni anno la maggior parte di noi si chiede ma quando è Pasqua quest’anno? La festività della Pasqua non ha una data fissa in quanto è correlata al ciclo lunare, infatti la Pasqua cade la domenica successiva alla prima luna piena di primavera ed esistono delle formule matematiche che permettono di calcolare la data precisa. C’è chi aspetta la Pasqua per motivi religiosi e chi invece l’aspetta solo per poter gustare uno dei simboli di questa ricorrenza, le uova di cioccolata.

Uovo di cioccolata

L’uovo è da sempre legato al simbolismo della nascita della vita, la tradizione dello scambio di uova è documentato fin dal periodo degli antichi Egizi, ma a quel tempo erano delle semplici uova di gallina. L’uso di uova di cioccolato è piuttosto recente e risale all’inizio del secolo scorso.
Oggi è Pasqua e sicuramente molti piccini (e ammettiamolo anche molti adulti) come prima cosa questa mattina saranno corsi a scartare un uovo di cioccolata. Ma cosa contiene un uovo di cioccolata? Non mi riferisco alla sorpresa che di solito viene inclusa nella confezione ma bensì ai suoi ingredenti, diamo insieme una occhiata.


Ingredienti di un uovo di cioccolata

Il cacao dovrebbe essere la parte maggiore ma di solito purtroppo non è molto, in questo esempio si parla solo del 33% ma è facile trovare uova con una quantità molto minore, ricordate comunque che maggiore è la percentuale di cacao, meglio è. Ma scendiamo in dettaglio

Latte in polvere
Presente nel caso di cioccolato al latte, il latte in polvere si ottiene dalla disidratazione del latte. Questo ingrediente aggiunge al prodotto finito vitamine A e B2, ma diminuisce il valore percentuale di ferro presente nella pasta di cacao.
Emulsionante: lecitina di soia
Le emulsioni sono sistemi eterogenei (costituiti da due fasi liquide immiscibili tra loro) per esempio olio e acqua, se provate a versare dell’olio nell’acqua vedrete che i due stanno ben separati.

Grazie all’uso di particolari molecole (gli emulsionanti) che possiedono una parte affine all’acqua e una parte affine ai grassi si riesce a mischiare questi elementi immiscibili. La lecitina di soia viene quindi utilizzata per la sua proprietà di legare l’acqua ai grassi.
Burro di cacao
Il burro di cacao è il grasso contenuto nel cioccolato, praticamente insapore, è un agente emulsionante (un tensioattivo) che ha lo scopo di diminuire l’energia libera del sistema e di rendere più stabile l’emulsione. Al posto del burro di cacao si può trovare a volte come suo sostituto, il famigerato olio di palma.
Pasta di cacao
La pasta di cacao è il prodotto ottenuto dai semi di cacao frantumati (granella) e ridotti in pasta mediante tostatura, contiene per intero il burro di cacao.
Zucchero
Lo zucchero è idrofilo (si lega molto bene all’acqua) proprio l’opposto del burro di cacao. Per legge il cioccolato al latte, per poter essere venduto deve contenere una percentuale di zucchero vedi anche la legge comunitaria Direttiva 2000/36/CE
Aromi
Sono sostanze che vengono aggiunte durante la preparazione di cibi per conferire un profumo e un sapore determinato. Quando sull’etichetta trovate solo la dicitura “Aromi” vuol dire che sono ottenuti da procedimenti chimici ricostruendo in laboratorio cellule di un ingrediente esistente in natura. Troverete il termine “Aromi naturali” se il procedimento di produzione è di natura fisica usando ingredienti di origine vegetale, animale o microbiologica e non chimica.

Infine, per chi volesse approfondire riguardo l’etichettatura del prodotto riguardo al cioccolato, consiglio la lettura di un opuscolo messo a disposizione dal ministero dello sviluppo economico.Scarica PDF

Spero che avrete letto questo articolo mangiando un gustosissimo uovo di Pasqua.