Agenzia giornalistica russa afferma che è stato trovato PLANCTON all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale

Secondo l’agenzia giornalistica ITAR-TASS (un equivalente dell’italiana Ansa), il capo della Missione di controllo russa Vladimir Solovyov ha affermato che un esperimento di prelievo di campioni dagli illuminatori e dalla superficie della ISS (Stazione Spaziale Internazionale) ha rivelato la presenza di tracce di plancton ed altri microorganismi. La scoperta sarebbe avvenuta durante una passeggiata spaziale di routine dei due astronaturi russi Olek Artemyev e Alexander Skvortsov. La notizia alquanto bizzarra, non è stata confermata dalla Nasa che ha dichiarato di non aver ricevuto nessun rapporto ufficiale dai colleghi del Roscosmos l’agenzia spaziale russa.

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Il plancton si trova normalmente nel mare e non certo nello spazio o in Kazakhstan, lo stato in cui è avvenuto il lancio dei moduli russi della stazione spaziale. Il plancton è costituito da organismi animali e vegetali che vivono sospesi nelle acque, si pensa sia arrivato nello spazio trasportato dalle correnti d’aria terrestri. In passato sono stati fatti esperimenti sulle reali possibilità di vita di organismi nello spazio, ricordiamo per esempio i tardigradi di cui abbiamo già discusso in un altro articolo.

Medicina del futuro: sfruttare la capacità dei virus di infettare le cellule per curare malattie

La terapia genica è una tecnologia medica nella quale il DNA è direttamente utilizzato come una sostanza farmaceutica. Con questa tecnica, i geni o frammenti di questi, (transgene di interesse) vengono inseriti nel corpo umano e in partcolare nella cellula, in un tessuto o organismo bersaglio con lo scopo di prevenire, trattare o curare una malattia.

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Immagine: esempio di provirus http://it.wikipedia.org/wiki/Provirus

La terapia genica può potenzialmente curare molte malattie o disfunzioni sia genetiche che acquisite usando principalmente i seguenti modi di intervento

  • si può sostituire un gene difettivo (gene responsabile di una malattia)
  • far si che una determinata funzione cellulare abbia la meglio su altre
  • inibire l’espressione di determinate proteine

La medicina del futuro è incentrata dunque sulla ricerca e lo sviluppo di una nuova categoria di farmaci biologici, basati su materiale genetico, cellule e tessuti. L’italia non sta a guardare ed anche in questo campo disponiamo di quel materiale umano che altri paesi ci invidiano, siamo sempre stato un popolo di innovatori e anche ora stiamo cercando di ritagliarci uno spazio in questo ambito della ricerca. Nel 2013 ha avuto molti riconoscimenti lo spin-off accademico NuvoVec s.r.l., una società partecipata dall’Università di Ferrara.

Vi ripropongo di seguito una interessante intervista messa a disposizione dalla gentilissima Veronica Capucci che ringrazio per la sua disponibilità.

 “Quale sarà il futuro della terapia medica tra vent’anni? Produrre meno farmaci e individuare forme di cura che modifichino le caratteristiche delle cellule”. Così inizia il colloquio con Michele Simonato, professore di Farmacologia presso il Dipartimento di Scienze Mediche dell’ Università di Ferrara e presidente di NuvoVec, Start Up innovativa e spin-off della stessa Università. Recentemente la company è stata a Londra, come premio per essere stata selezionata tra altre migliaia di società europee. Con altre trecento Start Up, ha avuto l’opportunità di presentare la propria attività ad una platea di imprenditori. Il futuro, per Simonato, è costituito dalla terapia con cellule staminali e dalla terapia genica. Quest’ ultima in particolare ha l’obiettivo di modificare i geni che le cellule producono. Molte malattie infatti, sono causate da un’alterazione genetica. “Se, per esempio, una malattia è causata da dalla mancanza di un gene, questo lo si potrà reintrodurre”. Oppure sarà possibile far produrre alle cellule delle proteine che esse non sono in grado di fare. In sostanza, si potranno correggere i prodotti genici patogeni all’interno delle cellule. Come si fa ad inserire i geni all’interno delle cellule? “Attraverso i virus”, afferma Simonato, in quanto essi hanno la possibilità di inserirsi all’interno delle cellule. Ovviamente questi virus vanno ingegnerizzati, in modo da non produrre geni patogeni ma terapeutici. “ Tutti i nostri concorrenti utilizzano virus molto piccoli, all’interno dei quali è possibile inserire solamente un gene alla volta”. NuvoVec propone invece di utilizzare il virus dell’ herpes simplex (HSV), “perché è molto grande ed è quindi possibile inserire grandi combinazioni di geni, anche 5 o molti di più.” L’ obiettivo è quello di offrire ai ricercatori di oggi e ai medici di domani lo sviluppo di nuovi prodotti terapeutici, in particolare appunto un virus reso non replicativo, cioè non patogeno. Le applicazioni riguardano soprattutto la terapia cellulare, la terapia genica, la medicina rigenerativa e la identificazione di nuovi farmaci. Tutto ciò non è più una possibilità remota, perché “ un anno e mezzo fa, è stato introdotto nel mercato il primo vettore virale per la terapia genica ed è stato registrato dall’agenzia dei medicinali per la comunità europea”. L’obiettivo è anche quello di sviluppare farmaci individualizzati, tramite lo studio di cellule adulte provenienti da tessuti ammalati, utili anche per lo studio della patologia. “NuvoVec” è stata fondata nell’ottobre 2013, e da quando si è costituita ha ricevuto vari premi e riconoscimenti, dapprima regionali per l’innovazione, poi nazionali. Recentemente è stata selezionata come una delle 12 migliori Start Up europee ed è l’unica italiana che si occupa dell’ambito medico. La società è composta da ricercatori del Dipartimento di Scienze Mediche (Sezione di Farmacologia) e del dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie (sezione di Microbiologia) dell’Università di Ferrara che collaborano con colleghi dell’ University of Pittsburgh Medical Center (USA).

Riferimenti

http://www.nuvovec.com

Spiegazione semplice del fenomeno della meccanica quantistica noto come “Stregatto” o gatto del Cheshire

Meccanica quantistica” è il nome dato a una nuova branca della fisica nata ad inizio 900 per spiegare alcuni fenomeni che era possibile osservare a livello atomico e subatomico e che non potevano essere descritti dalle leggi della fisica classica sviluppata fino a quel tempo.
Il gatto del Cheshire è un personaggio del famoso libro “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”, conosciuto anche come Stregatto, ha la proprietà di scomparire lentamente lasciando visibile alla fine solo il suo grosso sorriso.

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Alice nel racconto guardando il gatto del Cheshire: “Avevo già visto un gatto senza sorriso, ma mai un sorriso senza gatto!”

Il sorriso del gatto nel racconto è una proprietà del gatto che riesce ad essere completamente distaccata dal corpo, qualche cosa che non ha logica nel mondo in cui viviamo e che percepiamo con i nostri sensi. La scoperta fatta del nuovo fenomeno della meccanica quantistica ovviamente non riguarda Alice e il gatto del racconto, ma questa scenetta può essere usata per far capire facilmente in modo chiaro di cosa si tratta. Tutti noi a scuola abbiamo imparato che la materia è fatta di atomi i quali sono costituiti da particelle dette subatomoiche (protoni, elettroni etc etc) particelle le cui interazioni non possono essere descritte dalle leggi dalla fisica meccanica classica. All’inizio del 1900 grazie al lavoro di ricerca svolto da scienziati come Max Planck, Albert Einstein, Ernest Rutherford, Niels Bohr e tanti altri si è scoperto un nuovo mondo, il mondo subatomico che vive delle sue regole governate dalla meccanica quantistica. La meccanica quantistica tratta quindi di atomi, elettroni, quanti di luce, ecc. i quali si trovano in stati indefiniti, descritti da entità matematiche. Solo quando si effettua una misurazione fisica si può ottenere un valore reale del loro stato.

I ricercatori sono riusciti a fare un esperimento in cui hanno dimostrato che è possibile separare un neutrone da una delle sue proprietà fisiche, in particolare nell’esperimento ci si è concentrati sulla separazione della particella dalla proprietà detta “momento magnetico o momento angolare” (spin) che descrive il verso della sua rotazione. Mentre comunemente nella nostra vita di tutti i giorni un oggetto è sempre legato alle sue proprietà, i ricercatori hanno scoperto che nella teoria della meccanica quantistica vale il fatto che una particella pò essere fisicamente separata da una sua proprietà.

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Crediti dell’immagine: Leon Filter

Concettualmente viene difficile immaginare una cosa del genere ma l’esempio che più si avvicina è appunto lo Stregatto il cui sorriso sopravvive senza il gatto stesso. La realtà in cui viviamo è molto più complessa di quello che possiamo solo immaginare.

Il Rover Curiosity si fa un nuovo selfie e ce lo invia da Marte

Non è la prima volta che Curiosity si scatta un selfie, era giù successo ad Aprile, e anche questa volta ci lascia senza parole. Ricordiamo che il rover Curiosity, sta esplorando Marte dal 2012, la foto è il risultato di molte altre foto messe assieme, foto scattate dalla fotocamera Mars Hand Lens Imager (MAHLI) installata sul braccio del robot.

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Una animazione ci mostra come Curiosity è stato in grado di scattare le varie foto che poi sono state unite. L’animazione è stata effettuata utilizzando il software originale che hanno usato i progettisti per studiare i muovimenti del rover.

Le immagini (raw) originali non rielaborate scattate da Curiosity possono essere scaricate dal sito della NASA http://mars.jpl.nasa.gov/msl/multimedia/raw/

HI-TECH: Il robot casalingo JIBO riceve un milione di dollari di finanziamento dalla Rete

I robot hanno da sempre una grande presa sul pubblico ed una lunga storia che affonda le sue radici nella Cina del primo millennio avanti Cristo. Il progresso tecnologico sta ormai rendendo reale il sogno di poter possedere un proprio robot, c’è ne sono ormai di tutti i tipi e i gusti. Oggi vi voglio raccontare dell’avventura del team di JIBO.

Definito da molti un robot, lo potremmo definire meglio come un assistente personale un bel pezzo di tecnologia, hardware e software che ricorda molto da vicino la visione tipica che abbiamo dei robot costruita da decine di film e telefilm. Non voglio dilungarmi troppo a descrivere le sue capacità, credo che il modo migliore sia guardare questo video promozionale che rende bene l’idea.

Quello che trovo interessante non è tanto il suo hardware o software, infondo è in grado di fare molte cose che già si possono o potrebbero fare con un normale smartphone, il plus su cui hanno scommesso i suoi creatori è che si tratta di un esempio di un robot progettato per essere emotivamente integrato con la famiglia. Riassumendo cosa è in grado di fare questo robot? Scattare foto, leggere e-mail e altri testi, ricordare dei promemoria ed obbedire a comandi vocali che attivano alcune funzioni. Nulla di straordinario quindi, eppure questo robot ha raccolto più di 1 milione di dollari di finanziamenti sulla piattaforma online Indiegogo, che permette di promuovere progetti creativi e raccogliere fondi in tutto il mondo. La società prevede di consegnare i primi modelli ai sostenitori che hanno finanziato il progetto in tempo per Natale 2015, ma gli sviluppatori otterranno la loro versione presumibilmente un paio di mesi prima, infatti un altro punto a suo favore è il fatto che sarà disponbile un ambiente di sviluppo per programmare ed estendere quello che JIBO sarà in grado di fare.

Riferimenti
https://www.indiegogo.com/projects/jibo-the-world-s-first-family-robot
http://www.myjibo.com/

La sonda Rosetta invia le prime immagini della cometa su cui dovrà atterrare

La sonda Rosetta è ormai prossima al suo obiettivo, la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, tra qualche mese a Novembre la missione entrerà nella sua parte finale, quando il lander Philae trasportato dalla sonda dovrà posarsi sulla cometa per studiarne il nucleo. L’operazione già di per sé non semplice potrebbe essere più complessa del previsto in quanto le prime immagini riprese a una distanza di 12000 km mostrano che la cometa è in verità composta da due corpi che sembrano legati tra di loro. Bisognerà fare in modo che il luogo di atterraggio permetta la comunicazione tra il lander e la sonda.


Immagini della cometa riprese in un intervallo di 12 ore ©ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

Le immagini sono state rese pubbliche lo scorso 15 luglio, l’arrivo nell’orbita della cometa è previsto per la prima settimana di Agosto, dopodichè partirà una analisi dei dati per capire il complesso moto del corpo e trovare il punto esatto per poter dare l’opportunità al lander Philae di atterrare in sicurezza nel mese di Novembre.

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Riproduzione artistica dell’atterraggio

Grazie al sito dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) è possibile seguire esattamente le fasi e sapere dove si trova la sonda (clicca qui). L’italia ha avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione dei pannelli solari, di alcuni strumenti della sonda (GIADA, VIRTIS e OSIRIS che saranno usati per analizzare la composizione della cometa) e della trivellla che dovrà scavare la superficie. Ricordiamo infine che il viaggio di Rosetta è iniziato il 2 marzo 2004 e sarà una vera emozione tra qualche mese sapere come andrà a finire questa grandiosa scommessa. Buona fortuna!

Un fluido super-idrofobico e oleorepellente che permette di respingere qualsiasi liquido

L’acqua come sappiamo è essenziale per la maggior parte delle forme di vita conosciute dall’uomo, ma è anche uno dei principali nemici per la vita dei materiali sottoposti a intemperie o a condizioni estreme. Ultimamente grazie all’uso delle nanotecnologie si stanno sviluppando dei prodotti commerciali che promettono di eliminare i problemi dovuti all’interazione con l’acqua.

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Il prodotto brevettato si chiama Ultra-Ever Dry ed è idrofobo e oleorepellente, una volta spruzzato sulla superficie, crea una pellicola di aria e grazie alla nanostruttura delle particelle impedisce a qualsiasi liquido versato di penetrare o aderire ai pori del materiale.

Il prodotto non è trasparente, ma leggermente traslucido, modifica leggermente quindi il colore degli oggetti su cui è applicato.

Risolto l’enigma dell’enorme buco nel terreno trovato in Siberia

Qualche settimana fa ha avuto molta diffusione la notizia del ritrovamento di un enorme cratere, una voragine del diametro di circa 80/100 metri apparsa nella penisola dello Yamal, in Siberia. Come al solito, quando si trova qualche cosa che alla maggior parte delle persone appare come insolito partono le speculazioni più varie, non poteva mancare il solito pensiero di impatto di un velivolo alieno, oppure l’uso di oscure armi laser testate sempre dagli alieni, ma la maggior parte faceva il tifo per lo schianto di un enorme meteorite.

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Giorno 16 luglio, scienziati russi a bordo di un elicottero sono riusciti a raggiungere l’area interessata per cercare di districare il mistero. Una volta arrivati sul luogo, misure più accurate hanno confermato che il buco ha 60 metri di diametro ed è prodondo 70 metri, alla sua base si trova un lago. Il buco non è così recente, ma si sarebbe formato negli ultimi due anni, si stanno esaminando i dati satellitari per trovare l’esatto momento in cui è apparso.

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La sua origine è naturale ed è dovuta ad una espulsione di gas naturale all’interno del permafrost siberiano, questo è il terreno tipico delle regioni dell’estremo nord europa dove il suolo è perennemente ghiacciato. L’espulsione sarebbe avvenuta tra il 2012 e il 2013 quando in quella regione si è registrato un aumento delle temperature. La causa della sua formazione è quindi di tipo geologico.

Quanto è piccolo un atomo?

Quanto sono piccoli gli atomi? E cosa c’è dentro? La risposta si scopre essere incredibile, anche per quelli che pensano di conoscerla. Questa veloce animazione usa metafore spettacolari (immaginate un mirtillo grande come uno stadio!) per dare un senso viscerale dei mattoncini che compongono il nostro mondo.

Lezione di Jonathan Bergmann, animazione di Cognitive Media.

Probabilmente sapete già che tutto è costituito da piccolissime cose chiamate atomi. E forse sapete anche che ogni atomo è costituito da particelle ancora più piccole chiamate protoni, neutroni ed elettroni. E probabilmente avete sentito dire che gli atomi sono piccoli. Ma scommetto che non avete mai pensato a quanto sono piccoli in realtà. La risposta è che sono veramente, ma veramente veramente piccoli. Allora, vi chiederete, ma quanto sono piccoli gli atomi? Per capirlo, facciamoci una domanda: quanti atomi ci sono in un pompelmo? Bene, immaginiamo che il pompelmo sia fatto di soli atomi di Azoto, cosa che non è vera, ma nel pompelmo ci sono degli atomi di azoto. Per aiutarvi a visualizzare, gonfiamo ciascun atomo fino alle dimensioni di un mirtillo. Allora quanto diventerebbe grande il pompelmo? Prenderebbe la stessa dimensione, beh, ecco… della terra. Pazzesco! Vuol dire che se riempissi la terra di mirtilli avrei lo stesso numero di atomi di azoto in un pompelmo? Proprio così! Quindi, quanto è grande l’atomo? Beh, è veramente, ma veramente, veramente piccolo. E sapete una cosa? Diventa ancora più pazzesco. Guardiamo adesso dentro ad ogni atomo — quindi il mirtillo, giusto? Cosa vedete qui? Nel centro dell’atomo si trova una cosa chiamata nucleo, che contiene protoni e neutroni, e sull’esterno si vedono gli elettroni. Quindi quanto è grande il nucleo? Se gli atomi fossero mirtilli nella Terra, il nucleo quanto sarebbe grande? Forse ricordate i disegni dell’atomo nel libro di scienze in cui si vedeva un puntino con una freccia ad indicare il nucleo. Ecco, quei disegni non sono in scala, quindi sono un po’ sbagliati. Allora quanto è grande il nucleo? Se provaste ad aprire il mirtillo, cercando il nucleo, esso sarebbe invisibile, troppo piccolo per poterlo vedere! OK. Gonfiamo l’atomo — il mirtillo — fino alla grandezza di una casa. Immaginate una palla alta come una casa di due piani. Andiamo a cercare il nucleo nel centro dell’atomo. Sapete, sarebbe a malapena visibile Quindi per capire bene quanto è grande il nucleo, dobbiamo gonfiare il mirtillo come uno stadio di calcio. Immaginate una palla delle dimensioni di uno stadio, tuffandoci dritti al centro, il nucleo si potrebbe vedere! Sarebbe grande come una biglia di vetro. Se non siete andati già fuori di testa, c’è dell’altro. Consideriamo meglio l’atomo. Contiene protoni, neutroni ed elettroni. Protoni e neutroni vivono dentro il nucleo, e contengono quasi tutta la massa dell’atomo. Sul bordo esterno ci sono gli elettroni. Allora, se un atomo è come una palla grande come uno stadio, con il nucleo al centro e gli elettroni sull’esterno, cosa c’è in mezzo tra il nucleo e gli elettroni? Sorpresa… la risposta è: spazio vuoto. Si, proprio vuoto! Tra nucleo ed elettroni ci sono vaste regioni di spazio vuoto. Tecnicamente, ci sono dei campi elettromagnetici ma in termini di materia, di materiale, è vuoto. Ricordate che questa vasta regione di spazio vuoto è dentro il mirtillo, che è dentro la terra, che in realtà sono gli atomi nel pompelmo. OK, ancora una cosa, ancora più bizzarra. Siccome quasi tutta la massa dell’atomo è nel nucleo — c’è un po’ di massa anche negli elettroni, ma la maggior parte è nel nucleo — quanto è denso il nucleo? La risposta è pazzesca. La densità di un tipico nucleo è quattro volte 10 alla 17esima kilogrammi per metro cubo. Ma è difficile da visualizzare. In unità di misura inglesi. 2,5 per 10 alla 16esima libbre per piede cubo. OK, è ancora più difficile da immaginare. OK, facciamo così: Facciamo una scatola di 30 centimetri per 30 per 30. Adesso andiamo a prendere tutti i nuclei di una automobile. Le automobili pesano in media 2 tonnellate. Quanti nuclei dell’automobile dovrei mettere nella scatola per avere la scatola 30×30 alla stessa densità del nucleo? Un’auto? Due? Forse cento? No, no e no. La risposta è molto più grande. È 6,2 miliardi. È circa uguale al numero di persone sulla terra. Dunque, se ciascuno sulla terra avesse la propria auto — e non è così — e mettessimo tutte quelle auto nella vostra scatola, quella sarebbe circa la densità di un nucleo. Sto dicendo che se prendeste tutte le auto del mondo e le metteste nella vostra scatola di 30×30 cm, avreste la densità di un nucleo. OK, rivediamo. L’atomo è veramente, veramente, veramente piccolo. Pensate agli atomi in un pompelmo come a mirtilli nella Terra. Il nucleo è pazzescamente piccolo. Guardate dentro il mirtillo, se fosse grande come uno stadio il nucleo sarebbe una biglia nel centro. L’atomo è fatto di vaste regioni di spazio vuoto. Il nucleo ha una densità pazzesca. Pensate, mettere tutte quelle auto nella scatola 30×30. Mi sento stanco. (Sbadiglio)
Fonte : http://www.ted.com/talks/just_how_small_is_an_atom



Immagine: atomo di Elio, la parte scura è la nube di elettroni che circonda l’atomo. I punti viola e rossi rappresentano i neutroni e i protoni del nucleo (Courtesy of Yzmo on Wikimedia commons, available under Creative Commons-Share Alike 3.0 Unported)

Riferimenti http://chemwiki.ucdavis.edu/Physical_Chemistry/Atomic_Theory/Atomic_Theory

Notizie da Marte: il rover Curiosity trova un meteorite ferroso

Il rover della Nasa, Curiosity, ha trovato un meteorite sulla superficie di Marte.  Largo 2 metri il meteorite è totalmente in ferro, di fronte inoltre come si vede nella foto c’è un altro, più piccolo.

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La foto dettagliata scattata dalla fotocamera ad alta risoluzione di Curiosity, mostra una serie di strane crepe sulla superficie del meteorite che probabilmente sono il risultato di fenomeni di erosione.
I meteoriti di tipo ferroso non sono così rari anche tra meteoriti trovati sulla Terra, ma sono meno comuni dei meteoriti pietrosi. Su Marte invece avviene l’opposto sono più comuni i meteoriti di tipo ferrosi questo perchè sono sicuramente più resistenti ai processi di erosione che si verificano sul pianeta.

Curiosity è atterrato su Marte nell’agosto del 2012 e ad oggi continua a funzionare abbastanza bene anche se ultimamente ci sono stati dei problemi.

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Un grande buco è stato avvistato nella ruota centrale sulla destra di Curiosity. L’ammaccatura è l’ultimo di diversi urti e contusioni che il rover ha vissuto sul pianeta rosso ed ha sorpreso gli ingegneri. Non è un problema per ora, ma potrebbe diventarlo nel caso in cui il foro crescesse di dimensioni.