Che cosa sono i raggi cosmici? Una breve e chiara spiegazione tra scienza e curiosità

I raggi cosmici sono qualche cosa con cui abbiamo a che fare in continuazione e con cui il nostro corpo interagisce da sempre anche se non ce ne rendiamo conto. Se siete arrivati a leggere questo articolo sicuramente ne avrete sentito parlare e ne volete sapere di più. Per capire di cosa stiamo parlando, dovrete riprendere qualche concetto che avrete senza dubbio imparato a scuola. La materia come tutti sanno è fatta di atomi, semplificando e dando una descrizione classica, ogni atomo è formato da un nucleo (neutroni + protoni) e da una nuvola di particelle negative (dette elettroni). I raggi cosmici sono nuclei di atomi completamente ionizzati (cioè che hanno perso tutti i loro elettroni) e che sono stati accelerati a velocità vicine a quelle della luce ovvero 300.000 Kilometri/secondo. Le particelle che formano i raggi cosmici provengono da ogni direzione dello spazio e formano una vera e propria “pioggia” che colpisce continuamente il nostro pianeta. E’ stato calcolato che ogni metro quadrato dell’atmosfera terrestre viene colpito ogni secondo da 30 mila raggi cosmici.

Quando i raggi cosmici colpiscono l’atmosfera terrestre formano sciami di particelle secondarie, avviene una vera e propria divisione, non tutti gli sciami riescono a giungere a terra, ma solo quelli più energetici. Queste particelle interagiscono con la materia e quindi anche con il nostro corpo, per un approfondimento riguardo l’interazione vi invito a leggere questo articolo del Fisico ricercatore Luca Di Fino.

Si può affermare che i raggi cosmici hanno varie origini, quelli a bassa energia vengono dal nostro Sole e sono prodotti dalle eruzioni solari. Quelli ad alta energia invece hanno una origine molto più distante, si pensa che provengano dalle Supernovae (da ciò che rimane dell’esplosione di una stella massiccia). La materia eiettata dall’esplosione di una stella, si espande nello spazio entrando in contatto con altra materia e ne accellera i nuclei, questo evento genera raggi cosmici. Un altro tipo di sorgente di raggi cosmici sono i buchi neri che si trovano al centro delle galassie, il buco nero divorando la materia circostante emette getti di materia a velocità prossime a quelle della luce.

Se vi trovate a passare da Napoli, vi voglio segnalare che qualche mese fa è stato inaugurato presso la stazione Toledo della metropolitana di Napoli (linea M1 – a ben 40 metri di profondità) un rivelatore di raggi cosmici, visibile al pubblico, realizzato dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN.

Quando una particella ad alta energia colpisce i sensori di questo strumento i led di segnalazione si attivano rilevando il fenomeno. Una interessante iniziativa di divulgazione scientifica che sarebbe bello veder replicata anche altrove, è importante cercare di far avvicinare più gente possibile ad argomenti come questo che sembrano così lontani dalle nostre vite ma invece non lo sono affatto.

Rilevata attività vulcanica sulla Luna in una epoca relativamente recente

Che ci sia traccia di vulcani sulla Luna di per sé non è nulla di eclatante, infatti gran parte dell’antica superficie della Luna è coperta da lava solidificata. Si tratta di vecchi flussi basaltici di miliardi di anni fa, quando il nostro satellite era ancora devastato da violente eruzioni. La teoria attualmente accettata riguardo la formazione della Luna si basa sull’ipotesi di un impatto gigante, questa teoria propone che la Luna è stata creata dai detriti lasciati da una collisione verificatesi tra la giovane Terra e un corpo delle dimensioni pari a quelle del pianeta Marte. Al corpo di collisione gli scienziati hanno dato il nome che richiama la mitologia: Theia (o Euryphaessa) per il mitico Titano che fu la madre di Selene, la dea della luna.


Immagine – una simulazione dell’impatto.

Gli scienziati hanno pensato a lungo che l’epoca in cui era presente il fenomeno del vulcanismo lunare si fosse conclusa circa 1 miliardo anni fa e successivamente poco fosse cambiato da allora. Sulla Luna, è possibile stimare l’età di una determinata area geografica contando il numero di crateri da impatto presenti, come molti di voi sapranno infatti il nostro satellite è stato ed è continuamente bersagliato da meteoriti che cadendo modellano la sua superficie lasciando crateri da impatto. Più una zona è antica e più saranno visibili crateri.

Immagine – la superficie della Luna ricoperta da crateri.

Fin dalla missione dell’Apollo 15 sono state rilevate delle anomalie sul suolo lunare che sembravano testimoniare la presenza di lava come se fosse avvenuta una eruzione di recente. La NASA in collaborazione con un team di ricercatori della Arizona State University usando le foto della sonda LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter) ha trovato ben 70 paesaggi anomali molto simili tra di loro.

Immagine – anomalia del suolo lunare, non visibile dalla Terra ( in quanto troppo piccola ) ripresa dalla sonda LRO

In base alla conformazione di queste zone si può stimare che le eruzioni di lava non siano più antiche di 100 milioni di anni, un tempo che a noi può sembrare molto lontano nel tempo, ma in termini geologici è davvero poco. Se così fosse confermato questo vorrebbe dire che mentre sulla Terra ci trovavamo in pieno periodo Cretaceo (il periodo in cui fu massima la presenza di dinosauri) sulla Luna ci furono eruzioni vulcaniche. Questa scoperta ci dice che c’è ancora molto che non sappiamo riguardo a questo magnifico satellite che da sempre condiziona le nostre esistenze e la presenza della vita stessa sulla Terra.

Interstellar un film di fantascienza ed evasione tra critiche, licenze poetiche e qualche apprezzamento

In molti mi hanno interpellato per avere un giudizio sul film Interstellar, il nuovo film di Christopher Nolan.  Su internet sono già disponibili centinaia di articoli in cui si fa critica sul film sia su siti che si occupano di scienza che naturalmente quelli che lavorano nell’ambito cinematografico.

Una cosa la voglio subito mettere in chiaro, non è un film che fa  “divulgazione scientifica”, ma si tratta di film di fantascienza con diverse incongruenze dove i buoni e l’amore (espresso come concetto di “sincronicità“) vincono, dove l’uomo è piccolo, piccolissimo rispetto alla grandezza delle forze della natura. Le cose scientifiche degne di nota presenti nel film sono le rappresentazioni grafiche del wormhole, del buco nero visto dall’esterno, la rappresentazione del tempo visto come dimensione spaziale dentro il buco nero e l’uso della teoria della relatività generale per il resto si può affermare che la fantasia fa da padrona. Mi è quindi piaciuto questo film? Decisamente si e vi spiego perchè, non sono un fisico e non sono un esperto cinematografico, ieri mi sono recato al cinema con la voglia di trascorrere qualche ora fuori dal tempo e dai pensieri di tutti i giorni. Se deciderete di andare al cinema con questo spirito ne uscirete entusiasti.

Essenzialmente sono due le cose che ho apprezzato e che mi hanno inquietato, l’inizio della storia e la scena del pianeta interamente ricoperto d’acqua (segue SPOILER, non leggete se dovete andare al cinema).

Il centro dei problemi dell’umanità nel tempo in cui si svolgono i fatti del film è la presenza di quello che i protagonisti chiamano la “Piaga”, causata probabilmente dal cambiamento climatico, è una malattia/mutazione che affligge le piante e fa in modo che queste consumino azoto, elemento base dei composti necessari per la crescita delle piante stesse. La presenza di meno azoto nell’atmosfera porta inevitabilmente alla diminuizione del numero delle piante e quindi dell’ossigeno (l’abbondanza dell’ossigeno sul nostro pianeta è garantito dal processo della fotosintesi).

Al di là della trama, il fatto importante e non scontato e qui rappresentato molto bene a mio avviso è la fragilità dell’equilibrio che regge la presenza della vita sul nostro pianeta. Quante volte sentiamo ai TG la parola cambiamento climatico associata solo a cause dell’attività umana, il problema è molto più complesso. Il clima sulla Terra non è mai stato statico ma è variato durante tutta la sua storia. Noi al momento viviamo solo un periodo relativamente calmo e stabile, stabilità apparente che non si sa quanto durerà. Basterebbe l’eruzione di diversi vulcani, l’arrivo di un meteorite abbastanza grande solo per fare un esempio e la storia dell’inverno perenne si ripeterebbe portando inevitabilmente a una estinzione di massa (ricordiamoci cosa è successo ai dinosauri).

Oltre all’inizio del film, un’ altra scena mi ha fatto riflettere molto è quella in cui i protagonisti arrivano su un pianeta interemente ricoperto di acqua, sul quale si originano delle onde colossali generate presumibilmente da forze di marea (come avviene per la presenza della Luna nelle vicinanze sul nostro pianeta) e causate in quel caso della presenza del buco nero Gargantua.

Quanto inospitale può essere l’universo, non è detto che non possa esistere un pianeta come quello raccontato nel film, un pianeta interamente ricoperto di acqua, senza vita alcuna dove si susseguono senza fine ondate immense. A me, questa visione apocalittica ha fatto provare una desolazione infinita. Molti passano la vita ad inseguire il paradiso e si dimenticano che ci siamo già in un paradiso, ed è il nostro stesso pianeta, forse è un pensiero un pò banale ma sarebbe bene che lo tenessimo a mente.  Facciamo troppo poco rispetto a quello che dovremo fare per l’esplorazione dello spazio e per la ricerca scientifica (compresa quella più sperimentale della fisica delle particelle) troppe volte considerata una spesa inutile. Bisognerebe far capire che non solo la scienza e l’esplorazione dello spazio sono importanti ma bensì vitali per l’intera umanità.

Non c’è altro da aggiungere se non un augurio di buona visione a chi dove ancora andare a vedere Interstellar :)

Riferimenti

http://www.interstellarmovie.net
http://www.ilsussidiario.net/News/Scienze/2014/11/18/FANTASCIENZA-Quel-buco-nero-di-Interstellar-che-ha-inghiottito-anche-la-scienza/555617/
http://www.gravita-zero.org/2014/11/interstellar-ecco-perche-noi-e-piaciuto.html
http://attivissimo.blogspot.it/2014/11/recensione-interstellar.html
http://www.keplero.org/2014/11/perche-mi-e-piaciuto-interstellar.html
http://www.borborigmi.org/2014/11/11/interstellar-non-e-un-corso-di-astrofisica-teorica-ma-non-e-questo-il-suo-problema/

Ricercatori di Google e di Stanford annunciano miglioramenti riguardo il riconoscimento automatico delle immagini

L’informazione trasmessa sotto forma di immagini è la forma più antica e semplice di comunicazione, pensiamo ad esempio ai pittogrammi preistorici. L’evoluzione di questo tipo di comunicazione si è accompagnato per tutta la storia dell’uomo fino a giungere ai giorni nostri dove ogni momento della nostra vita viene immortalato di continuo sotto forma di video e foto pubblicate in Rete.

Organizzare e ricercare quello che interessa nella Rete è sempre stata una sfida della scienza dell’informazione, una battaglia che negli ultimi anni sembra ormai vinta da Google. Anche per una persona non esperta può essere piuttosto semplice immaginare come possa essere rintracciata l’informazione in un testo, pensate ad esempio a come funziona un dizionario dove esiste un indice con un elenco di parole che riportano ad una determinata pagina. Ma come fare a rintracciare e catalogare le informazioni che sono contenute in delle foto? Dovrebbe esistere un programma, un sistema intelligente ed automatico in grado di capire cosa è contenuto nella foto!

Cacciate ora il condizionale perchè è notizia di poche ore fa che due distinti gruppi di ricerca uno che lavora presso Google e un altro gruppo di scienziati della Università di Standford hanno pubblicato il risultato riguardante algoritmi di intelligenza artificiale in grado di risolvere proprio questo problema. Le reti neurali che creano l’intelligenza artificiale riescono a scoprire somiglianze e modelli nei dati che altrimenti sarebbe difficile riscontrare e fatto ancora più importante sono in grado di apprende attraverso degli esempi. Ma cosa sono le reti neurali? Pensatele come  a dei sistemi di equazioni matematiche interconnesse secondo un principio inspirato ai processi del cervello umano.

In questo esempio è possibile vedere come la stessa immagine viene descritta in modo diverso da un essere umano e dal software

L’avanzamento in questo campo di ricerca è cruciale non solo per migliorare la quantità e la qualità dell’informazione che è possibile reperire in Rete ma sarà riutilizzabile in altri contesti. Un esempio pratico, potrebbe essere quello di realizzare delle macchine che interpretano il paesaggio intorno a loro mentre vengono guidate. Il futuro è già qui.

Bibliografia

http://cs.stanford.edu/people/karpathy/deepimagesent/

 

La prima foto di un sistema solare in formazione

Da molti anni ormai è disponibile una teoria sulla formazione dei sistemi solari. Negli articoli di divulgazione su libri e riviste in cui si presenta di solito questa teoria c’è sempre una immagine, una rappresentazione artistica di come può apparire il processo di formazione suddetto, una giovane stella centrale circondata da un anello di polvere detto disco di accrescimento.

I dischi di accrescimento sono formazioni di materiale gassoso e polvere che orbita attorno a una giovane stella. La loro formazione è dovuta all’attrazione gravitazionale che il corpo centrale esercita sul materiale circostante, aumentando la propria massa e la propria velocità di rotazione. Durante questo processo il materiale cade verso la stella e si forma contemporaneamente un disco attorno. Al suo interno inizia la formazione di pianeti attraverso accrescimento gravitazionale del materiale presente nel disco.


Foto scattata dal telescopio Hubble,  la costellazione del Toro. Alla foto è stata aggiunta quella di HL Tauri scatta dal radiotelescopio ALMA in modo da evidenziare la sua posizione (Credit: NASA / ESA / ESO / NAOJ / NRAO)

Oggi per la prima volta siamo in grado di vedere quello che fino ad ora si era solo immaginato e supposto. Una immagine ottenuta dal radiotelescopio ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), un progetto dell’European Southern Observatory (ESO), ci mostra come appare in realtà un sistema solare in formazione. Questa foto incredibile rivela i dettagli della formazione di un sistema planetario attorno la giovane stella HL Tauri, situata a circa 450 anni luce del nostro pianeta nella costellazione del Toro.

Nella foto si possono vedere perfettamente alcuni particolari della struttura del materiale che si sta accomulando per creare quelli che saranno i futuri pianeti. Dai dati in possesso si suppone che la stella abbia solo un milione di anni, ma secondo le attuali teorie a questo stadio dell’evoluzione non dovevano già essere presenti grandi corpi cosa che invece nella foto è evidente. Questa foto quindi costringerà a rivedere parte delle teorie che riguardano la formazione planetaria.

Missione Rosetta: il lander Philae entra in modalità stand-by, non è un addio ma un arrivederci.

Non ci sono parole sufficienti per descrivere l’emozione che l’avventura di questo viaggio verso la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e tutto quello che è successo nelle ultime ore ci ha regalato. Durante la notte il lander ha ripreso il collegamento verso la Terra e sono continuati ad arrivare dati fino a quando le batterie hanno avuto la forza di resistere.

Il team ESA ed in particolare il lander Philae ci ha comunicato di essere riuscito a sollevarsi un pò dal suolo e di aver compiuto una manovra, una rotazione di ben 35 gradi per cercare un nuovo assetto che gli permettesse di poter esporre i panelli solari verso il sole. Nonostante ciò i dati inviati ci annunciano che non ha più una goccia d’energia, ed ha utilizzato le ultime forze per inviare dati preziosissimi ed unici che ci permetteranno di aprire un nuovo capitolo nella storia dell’origini della vita.

Ma cosa è successo quindi ieri notte sulla cometa a 511 milioni di km da noi? Gli scienziati hanno rischiato il tutto per tutto e hanno cercato di avviare tutti gli esperimenti, è entrato in azione pure Ptolemy e questa è un’ottima notizia, visto che nel pomeriggio si temeva di essere costretti a scegliere fra il COSAC (Cometary Sampling and Composition experiment, uno strumento che rileva e identifica molecole organiche complesse) e Ptolemy (il secondo laboratorio di analisi a bordo di Philae) proprio per la carenza di alimentazione. In queste ore concitate è arrivata inoltre una conferma molto attesa ovvero che il trapano SD2, il trapano italiano, è uscito ed è rientrato! Riportando FORSE con sé un campione del suolo della cometa che è stato poi passato allo strumento COSAC. COSAC ha poi inviato i risultati delle analisi a Rosetta, che li ha spediti verso di noi sulla Terra. Infine c’è da segnalare che anche lo strumento CONSERT (il radar che fa la TAC alla cometa) ha funzionato!

Nonostante quindi le poche ore a disposizione per raccogliere i dati e i campioni si è fatto l’impossibile per raggiungere il compimento della missione del lander. La sonda Rosetta comunque continuerà a seguire la cometa per i prossimi mesi per cui l’avventura continua. Per quanto riguarda il lander Philae che è diventato il primo oggetto artificiale a poggiarsi sulla superficie di una cometa (accometaggio), il suo non è un addio ma è un arrivederci, a quando nei prossimi mesi forse potrà ricaricarsi se sarà raggiunto dal sole e si troverà in una posizione migliore.

Cattiva scienza in tv – il caso Rosetta al TG4

Il giorno 12 novembre 2014 noi tutti siamo stati protagonisti di un momento storico legato, non solo alla scienza, ma anche a qualche cosa di più profondo che riguarda la nostra stessa natura di esseri viventi. Dopo un viaggio durato 10 anni il lander Philae, che è stato trasportato dalla sonda Rosetta, è atterrato sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. I dati che già ha raccolto e quelli che raccoglierà andranno a cercare di risolvere il puzzle della nascita della vita.

In questi giorni, come avranno fatto molti di voi, ho cercato di seguire su internet e sui media italiani ed esteri le varie notizie riguardo questo evento per avere un panorama dell’informazione il più completo possibile.

L’11 novembre mi sono imbattuto nell’edizione delle 19.00 del telegiornale TG4 e ho ascoltato e visto un servizio riguardo la missione Rosetta che mi ha lasciato un pò l’amaro in bocca e che mi ha fatto riflettere e pensare.

Lo potete rivedere in streaming sul sito Mediaset andando a fine video al minuto (34.44).

Nei giorni successivi la rete si è scatenata e molti giornali hanno evidenziato che c’era qualche cosa che proprio non andava nella rappresentazione surreale e allegorica che veniva data alla notizia. Riporto di seguito alcuni estratti che a mio avviso meritano una correzione:

Se c’è un corpo celeste che ci affascina come e forse anche più della Luna questo è una cometa. L’astro con la coda luminosa visibile anche di giorno. Uno passò sopra la natività. Uno si è visto con sorpresa e stupore giusto l’anno scorso a novembre.

Niente da dire sullo stile poetico ma riguardiamo assieme la definizione di cometa che appare un pò fantasiosa. Le comete come tutti gli oggetti, grandi e piccoli che popolano il sistema solare derivano dal disco protoplanetario di materia che si formò, in rotazione attorno al Sole appena nato. Sono corpi composti di ghiaccio, acqua e di gas quali diossido di carbonio, metano e ammoniaca , oltre che di polveri e frammenti solidi. Questo è almeno quello che sappiamo al momento, ma si spera che la missione Rosetta ci dia informazioni più dettagliate sulla chimica di questi oggetti che popolono il sistema solare.

Non lo sapeva quasi nessuno ma è dal 2004 che l’Ente Spaziale Europeo lavora per rovinarci questa immagine.

In verità sono anni che l’Ente Spaziale Europeo (ESA) cerca di informare il grande pubblico delle sue attività pubblicando materiale tradotto in varie lingue, i risultati di questo lavoro sono ben visibili ad esempio sul numero di follower 280 mila solo dell’account twitter ufficiale https://twitter.com/esa

10 anni fa è stata lanciata la sonda Rosetta, e dopo un lunghissimo viaggio solitario adesso è arrivata alla cometa 67P, a più di 800 milioni di chilometri dal sole.

Un altro piccolo appunto, il nome completo della cometa è 67P/Churyumov-Gerasimenko, è vero che può essere difficile pronunciarlo ma per fortuna l’ESA ci spiega come farlo in questo link. La cometa nel momento in cui è stata raggiunta si trovava alla distanza di 511 milioni di km dalla Terra.

Su questo sasso fra poche ore scenderà un robot, farà un buco nella superficie e fa quasi male sapere che il trapano è stato costruito in Italia.

Ovviamente qui il giornalista scherzava nella sua caratterizzazione della cometa come se fosse un essere vivente. Dovremmo solo essere orgogliosi dell’opera di ingegneria di cui sono state protagoniste aziende italiane quali Finmeccanica Selex ES, Telespazio e Thales Alenia Space che fin dagli anni 90 hanno partecipato al progetto.

Gli scienziati sono quasi gli unici ad eccitarsi.

Giorno 13 la seconda conferenza stampa in streaming sullo stato della missione è stata seguita in diretta sul sito http://new.livestream.com/ESA/cometlanding da 1 milione e 700 mila persone.

La missione Rosetta, spiegano, ci svelerà segreti sull’origine della vita. Probabilmente la vita è arrivata sulla Terra proprio sulla coda di una cometa. Una missione costata finora più di 100 milioni di euro, francamente troppi anche per recuperare un reperto archeologico dell’universo.

Sempre molto poetico ed in effetti nulla da dire sul fatto che non sappiamo ancora se la vita sulla Terra si sia sviluppata direttamente sul nostro pianeta o sia stata trasportata, come ad esempio afferma la teoria della Panspermia, ma chiariamo qualche cosa riguardo il costo della missione. La missione Rosetta è costata 1.4 miliardi di euro in totale ma questo dato va interpretato, il costo va diviso per ogni abitante dei paesi membri dell’ESA (European Space Agency) per cui il costo ad oggi per cittadino è stato di €3.50 come riportato in questa infografica che vi invito a visualizzare. Considerando che la missione è iniziata nel 1996 ci è costata ben €0.20 centesimi all’anno a persona fino ad oggi.

Non sta a me giudicare il lavoro degli altri, di errori ne possono fare tutti e nessuno è infallibile. Quello che mi lascia perplesso è come venga divulgata la scienza a volte in TV cosa che non avviene alla Radio, non è la prima volta che mi capita di vedere e sentire argomenti scientifici importanti trattati alla stregua di un servizio sulla vita di Belén Rodríguez. (scusami Belén ti vogliamo bene, non me ne volere a male)


La scienza è una cosa seria e tutti noi dovremmo essere orgogliosi del contributo dato da scienziati, ricercatori che sacrificano le loro vite per far avanzare il sapere e le conoscenza, anche a fronte di stipendi miseri e senza fondi in un periodo di crisi che è lungi purtroppo dal finire in tempi brevi.

Bibliografia:
http://www.huffingtonpost.it/2014/11/13/rosetta-cometa-tg4_n_6153256.html?utm_hp_ref=italy
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/13/rosetta-tg4-ci-rovina-immagine-stella-natalizia-gli-scienziati-gli-unici-eccitarsi/1210411/
http://www.nextquotidiano.it/tg4-servizio-mauro-buffa-rosetta/
http://www.giornalettismo.com/archives/1662675/lincredibile-servizio-tg4-sonda-rosetta/
http://www.blitzquotidiano.it/blitztv/rosetta-il-tragicomico-servizio-del-tg4-100-milioni-per-un-sasso-foto-video-2020628/
http://www.ilsussidiario.net/News/Scienze/2014/11/13/Philae-Lander-della-Sonda-Spaziale-Rosetta-invia-i-primi-dati-scienziati-gia-al-lavoro-news-di-oggi-giovedi-13-novembre-2014-/554065/

Rosetta annusa la cometa 67P/C-G e gli scienziati ci dicono che ‘Puzza!’

Se si potesse annusare l’odore lasciato dalla scia della cometa sarebbe un odore molto aspro, sono giunti a questo risultato gli scienziati del team dello strumento ROSINA (Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis), uno strumento a bordo della sonda Rosetta, il quale consiste di due spettrometri di massa e un sensore di pressione. Gli scienziati dell’Università di Berna hanno analizzanto la miscela di molecole rilevate nel coma della cometa, la nube di gas e particelle intorno al nucleo roccioso. L’odore che si percepirebbe se si potessero concentrare le molecole di gas rilevate sarebbe un mix di uova marce (idrogeno solforato), odore di stalla di cavallo (ammoniaca) e un odore pungente e soffocante di formaldeide.

Immagine – lo strumento ROSINA

Oltre ai componenti che provocano il cattivo odore sono stati rilevati anche acido solfidrico, acido cianidrico, metanolo e zolfo biossido. Quello che sorprende non è tanto la puzza ma bensì la presenza di una così grande varità chimica a una tale distanza dal Sole. La presenza di sostanze chimiche come queste certamente non fa male alla teoria secondo la quale le comete siano un utile sistema di distribuzione degli elementi che portano a creare la vita nella nostra galassia. La 67P/Churyumov-Gerasimenko è una cometa periodica con un’orbita ben nota e prevedibile di 6,5 anni, che è stata scoperta nel 1969 da scienziati sovietici, raggiungerà l’avvicinamento massimo al sole nell’ agosto 2015. Questa scoperta non fa altro che avvalorare la convinzione che le comete siano estremamente complesse e imprevedibili, quali altre sorprese saranno svelate dalla sonda Rodetta? Continuiamo a seguire la missione!

Riferimenti
http://blogs.esa.int/rosetta/2014/10/23/the-perfume-of-67pc-g/
http://space.unibe.ch/en/rosina/rosina-project-overview.html

Impiegare le nanotecnologie per ottenere acqua pulita

L’acqua è l’elemento essenziale per la nostra esistenza, una costante del nostro vivere quotidiano. Come tutte le cose che diamo per scontate nella nostra vita non ci rendiamo conto della sua importanza finchè non la perdiamo.Vi è mai capitato di trovarvi a secco a casa per un guasto della condotta comunale? Pensate quale può essere il disagio di stare in ambienti dove l’acqua è inquinata e quindi bisogna fare anche 12 km a piedi al giorno per recuperarla! La vita non è così semplice in luoghi del genere e diventa dunque prioritario poter offrire una soluzione all’accesso all’oro blu, l’acqua.

L’italia popolo di inventori e navigatori, nonostante i continui tagli sulla ricerca e la cultura c’è la mette tutta per essere protagonista anche in questo campo. Oggi vi voglio parlare di una struttura del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) quella di Catania e del lavoro che sta portando avanti riguardo la possibilità dell’applicazione delle nanotecnologie al trattamento di purificazione delle acque tramite il progetto “WATER” finazianto dalla Comunità Europea. Il gruppo di ricerca responsabile del progetto WATER è composto da 10 ricercatori dell’IMM (ISTITUTO PER LA MICROELETTRONICA E MICROSISTEMI) di Catania e 5 professori del Dipartimento di Fisica del’Università di Catania associati al CNR.

Che cosa è la nanotecnologia? La nanotecnologia è la scienza che si basa sulla comprensione e la conoscenza approfondita delle proprietà della materia su scala nanometrica ovvero su grandezze dell’ordine di un nanometro che più o meno corrisponde alla lunghezza di una piccola molecola. Riuscire a manovrare la meteria a dimensioni così piccole offre nuove possibilità ed opportunità.

Al CNR di Catania stanno lavorando alla possibilità dell’impiego di “Ossidi metallici nanostrutturati” che godono di proprietà di degradazione delle sostanze inquinanti dell’acqua, studiano la possibilità di costruire strutture nanometriche che riescano a migliorare l’efficienza dei materiali nella disinfezione e purificazione dell’acqua. Riuscire a fare passi avanti in questo settore scientifico non è solo importante per salvare vite umane in paesi lontani ma i risultati ottenuti avranno sicuramente ripercussioni anche nelle nostre vite.

Tra qualche giorno, il 12 ottobre 2014 si terrà la IEEE Nanotechnology Materials and Devices Conference ad ACI CASTELLO un paesino in provincia di Catania, un’importante conferenza organizzata dal Team del Progetto “WATER”. Sarà una occasione per portare a livello internazionale quanto di meglio il nostro paese può offrire. Cosa può esserci di più bello di parlare di scienza immersi in uno dei tanti paesini della nostra bella Italia.

Riferimenti
https://www.facebook.com/pages/Water-CNR/171528849664799
https://twitter.com/WATER_CNR
http://www.water.imm.cnr.it/index.php?lang=it

Missione Rosetta, perchè è così importante analizzare il cuore di una cometa

Prosegue il lavoro del Team della missione Rosetta, la sonda che si trova in orbita attorno alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko dopo un viaggio durato ben 10 anni. Gli scienziati in base ai dati analizzati hanno scelto due punti (uno principale e uno di riserva) per effettuare l’atterraggio del lander Philae sulla superficie della cometa il prossimo 12 novembre.

Copyright ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

L’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea ha pubblicato una video ricostruzione che spiega cosa avverrà quel giorno se tutto andrà come previsto. Il video mostra il rilascio del modulo Philae dalla sonda Rosetta. Ci vorranno diverse ore per raggiungere la superficie, bisogna ricordare che la cometa presenta una forza di gravità molto bassa rispetto a quella a cui siamo abituati noi sulla Terra, un sistema di arpioni bloccherà Philae sulla superficie. Una volta avuta la conferma che il modulo è ancorato inizierà la sua missione scientifica vera e propria facendo uso dei vari strumenti presenti a bordo, la batteria permetterà agli strumenti di funzionare 64 ore in autonomia ma poi sarà necessario fare uso dei pannelli solari. La scelta della posizione di atterraggio è stata quindi valutata attentamente per permettere di avere anche una adeguata illuminazione dei pannelli.

L’italia ha dato un forte contributo nella progettazione e realizzazione di diversi strumenti scientifici che si trovano a bordo.

  • VIRTIS (Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer)
  • GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator)
  • OSIRIS/WAC (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System)
  • SD2 – Sample Drill&Distribution

L’SD2 realizzato dal Politecnico di Milano e da Selex-Galileo in particolare giocherà un ruolo chiave per la riuscita della missione, infatti cercherà di penetrare il suolo della cometa arrivando a 23 cm di profondità. I campioni prelevati verranno poi analizzati dai vari strumenti che eseguiranno analisi chimico fisiche per stabilirne la composizione del materiale raccolto e la presenza ad esempio di molecole organiche complesse e magari di amminoacidi (i mattoni delle proteine). Potete trovare maggiorni informazioni sulla pagina ufficiale dedicata allo strumento http://www.aero.polimi.it/SD2/ e seguire l’account twitter https://twitter.com/RosettaSD2 che suppongo sarà aggiornato di frequente quando la missione entrerà nel vivo.

Raggiungere una cometa, cercare di atterrarvi sopra è una sfida tecnologica che ha richiesto anni di studi, preparazione e un grande sforzo economico ed umano. Molti considerano i soldi e le risorse usate in ambito aereospaziale semplicemente uno spreco, ma questo tipo di valutazione è causata solo da una cattiva informazione e sull’ignoranza riguardo il valore delle ricadute tecnologiche e non solo che si possono avere da una tale missione. Da dove vengono le comete? Quale la loro composizione? Hanno avuto un ruolo nella creazione della vita? Le comete inoltre sempre di più negli ultimi anni risultano essere le candidate per la risoluzione di un enigma non meno importante degli altri, ovvero da dove viene tutta l’acqua che abbiamo sul nostro pianeta? La speranza degli scienziati è di poter dare una risposta a queste ed altre domande, appena inizieranno ad analizzare i dati raccolti dalla missione Rosetta. Il 12 novembre 2014 potrebbe diventare una data storica, non rimane che aspettare e vedere come andrà, bisogna avere ancora un pò di pazienza.