Etichette alimentari: in futuro la data di scadenza sarà rimpiazzata da biosensori sulla confezione.

Un sensore è uno strumento che risponde a uno stimolo fisico per esempio: calore, luce, suono, pressione, magnetismo, movimento. Il sensore reagendo a uno degli stimoli elencati è in grado di raccogliere e misurare i dati riguardanti le proprietà di un fenomeno. Il sensore è un traduttore ovvero uno strumento che converte una quantità che deve essere misurata in una informazione. Se avete trovato questa definizione un pò complicata facciamo un esempio con uno strumento della vita di tutti i giorni, un esempio tipico di sensore è il termometro! Il termometro è uno strumento che risponde allo stimolo fisico del calore ed è in grado di misurare la sua variazione e ci dà  una informazione ossia il valore della temperatura in un dato momento.

I sensori vengono classificati:

  • in base a cosa misurano (meccanici, termici, elettromagnetici, di radiazioni, chimici, biologici)
  • in base all’interazione (fisici, chimici, biologici)

La tecnologia moderna permette di costruire sensori sempre più piccoli ed adattabili a diverse situazioni, nel futuro una di queste sarà sicuramente il contesto alimentare. Sono in corso da diversi anni esperimenti per la costruzione di sensori biologici da applicare sirettamente sul cibo o sulla confezione che lo contiene.

Sensore applicato sulla confezione, quando l’alimento va a male, il sensore cambia colore

I sensori biologici applicati al cibo, sono indicatori del deterioramento del prodotto, che un giorno non troppo lontano sostituiranno la data di scadenza degli alimenti. Non c’è bisogno di andare all’estero per trovare ricercatori che lavorano in questo campo di ricerca, anche in italia l’ENEA (ENTE PER LE NUOVE TECNOLOGIE L’ENERGIA E L’AMBIENTE) è impegnata nella creazione di biosensori presso il Centro Ricerche ENEA Casaccia.

Bibliografia:

http://www.biomedica.unica.it/MaterialeDidattico/materiale_biosensori/5_Biose…

http://www.jacktech.it/news/hi-tech/techno-frontiere/biosensori-per-valutare-…

http://www.dica33.it/argomenti/tecnologia/diagnostica/biosensori.asp

http://www.fastcoexist.com/1679384/chew-on-this-edible-silk-sensors-to-monito…

http://webtv.sede.enea.it/index.php?page=listafilmcat2&idfilm=640&idcat=22

Alimentazione: che cosa sono gli additivi? Introduzione alla lettura delle etichette dei prodotti

Quanti di voi sono consapevoli di quali e quanti composti è formato il cibo preconfezionato che si trova al supermercato? Pochi hanno il tempo e la voglia di leggere le piccole etichette che accompagnano le confezioni. Sarebbe importante iniziare a prendere l’abitudine di soffermarsi e indagare su che cosa si sta realmente andando a comprare. La quasi totalità dei cibi in scatola contiene additivi,  una parola che sicuramente avrete già sentito, con questo termine si indicano tutte le sostanze che vengono aggiunte ai prodotti alimentari per una svariata serie di motivi come ad esempio la conservazione, la stabilizzazione, la colorazione e la dolcificazione.

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Secondo le norme europee, un additivo alimentare può essere autorizzato soltanto se non pone problemi di sicurezza per la salute dei consumatori, se esiste una necessità tecnica nella produzione e commercializzazione del prodotto che non può essere soddisfatta con altri mezzi economicamente e tecnologicamente praticabili e se il suo impiego non induce in errore i consumatori.

L’elenco degli additivi utilizzati nell’industria alimentare è una lunga lista di più di 300 prodotti chimici che per comodotià vengono divisi in categorie, la legislazione UE descrive 26 diverse funzioni tecnologiche, qui ne vengono elencate solo alcune:

  • Edulcoranti, sono utilizzati  per addolcire alimenti o per l’aggiunta di colori al prodotto. Il primo fu scoperto nel 1879 (la saccarina) altri che sono attualmente utilizzati in italia sono l’acesulfame K, l’aspartame, il ciclammato (li trovate nei prodotti che vengono pubblicizzati come “Senza zucchero”).
  • Conservanti per prolungare la vita degli alimenti proteggendoli dal deterioramento causato da micro-organismi.
  • Antiossidanti utilizzati contro l’ossidazione irrancidimento dei grassi e le variazioni di colore
  • Stabilizzanti hanno lo scopo di mantenere lo stato fisico-chimico di un prodotto alimentare invariato.
  • Emulsionanti per mantenere la miscela di olio e acqua in un prodotto alimentare.

Sulle etichette a volte li trovate contrassegnati con la lettera E maiuscola seguita da un numero, per esempio quando tra gli ingredienti leggete E101 si tratta di un colorante, i coloranti vanno da E 100 a E 199.

Riguardo il cibo e le etichette, consiglio a tutti la visione di uno spezzone di una puntata del famoso programma RAI – Report in cui il dottore Franco Berrino ci racconta un pò di informazioni sui prodotti che possiamo trovare in un supermercato.

 

RaiTV – Report – Mangia che ti passa – cibi che fanno bene e cibi che fanno male

Quello che è importante sottolineare riguarda il fatto che l’assunzione degli additivi in sè non è pericolosa per la salute, altrimenti il loro uso sarebbe vietato per legge. Il problema invece sta nella quantità che se ne assume. Ognuno di noi ha un limite di assunzione, il fattore di rischio varia anche a seconda dell’età. Se ogni giorno mangiate sempre le stesse cose per lo più confezionate e siete amanti di bevande, caramelle e gomme, il rischio aumenta in modo graduale con l’assunzione di questi prodotti, questo a causa della quantità più elevata ingerita in ogni occasione di consumo.

L’Unione Europea mette a disposizione un modore di ricerca (per ora solo in inglese) utile per trovare informazioni sugli additivi, basta collegarsi al seguente link e inserire il codice dell’additivo di cui si vuole trovare qualche informazone Motore di ricerca europeo sugli additivi oppure potete consultare le domande più frequenti, riguardo l’uso degli additivi http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/11/783&format=HTML&aged=1&language=IT&guiLanguage=en

 

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Tutto quel che sapete sul cibo è falso, molti luoghi comuni dell’alimentazione sono smentiti dalla scienza

Molte delle nostre convinzioni in materia di alimentazione sono create dalla pubblicità e dalle campagne di marketing condotte sulla stampa, sulla tv ed ora anche su internet.

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Nel seguente video tratto dalla recente manifestazione TED tenutesi a ReggioEmilia, l’intervento del medico internista al Gemelli di Roma, Sara Farnetti ci invita a conoscere meglio ciò che mangiamo. Il titolo del suo intervento è davvero ad effetto: “Tutto quel che sapete sul cibo è falso”.

Sempre in argomento, di sicuro è da citare il seguente opuscolo in cui viene proposto un percorso di sensibilizzazione ed educazione ad un corretto stile di vita.

–> clicca per leggere l’opuscolo

Bibliografia:

http://stagliano.blogautore.repubblica.it/2009/08/24/tutto-quello-che-sapete-sul-cibo-e-falso/

http://www.eutrophia.it/

http://www.flashgiovani.it/sessualita/news/9/1094/

 

Alimentazione domande sul cibo: la pizza bruciata,il fritto,la carne bruciata sono cibi cancerogeni?

Scommetto che molti di voi staranno pensando: “ho sempre sentito questa cosa ma non ho mai capito il perchè” , in questo breve articolo proveremo a chiarire l’argomento, nulla è più importante della nostra salute e dello stare bene. Quando un cibo dopo essere stato cucinato assume quel tipico colore nero che noi conosciamo è la “spia visiva” che la cottura è andata oltre il dovuto e ha perciò denaturato i componenti dell’alimento, li ha trasformati in qualcos’altro. Il bruciato fa male, perchè quando gli alimenti si cuociono troppo (o si bruciano) si producono sostanze tossiche. Ma quali sono queste sostanze e che effetti hanno sull’uomo?

Dagli alimenti ricchi di carboidrati si forma ad esempio acrilamide, perossidi dai lipidi e ammine eterocicliche dalle carni, i quali tutti possono avere, negli anni, un effetto cancerogeno. L’acrilamide è composto chimico presente in un gran numero di cibi fritti o arrostiti, dal pane, al caffè, ai cereali per la prima colazione. Già nel 2007 il progetto Europeo Heatox Project (Heat-Generated Food Toxicants: Identification, Characterization, and Risk Minimization) ha cerificato che “l’acrilamide espone al rischio di cancro gli esseri umani”. Forse un singolo pezzo di pizza bruciata non vi ucciderà all’istante ma ricordate che lo state sommando ad altri elementi bruciati che avete ingerito negli anni.

L’acrilamide si forma con la contemporanea presenza di temperature elevate (superiori ai 120°), carboidrati, grassi e zuccheri riduttori non è quindi importante se si usa per esempio un forno a legna o uno elettrico. Ricordiamoci che quando si cucina qualche cosa stiamo inducendo una reazione chimica, quel gusto che adoriamo quando mangiamo cose ben cotte ha un nome specifico (reazione di Maillard). Per reazione di Maillard si intende una serie complessa di fenomeni che avviene a seguito dell’interazione con la cottura di zuccheri e proteine. I composti che si formano con queste trasformazioni sono bruni e dal caratteristico odore di crosta di pane appena sfornato.

Consigli :

E’ meglio non far esporre ad eccessivo calore gli alimenti, se a volta vi capita, per lo meno, togliete le parti annerite, ne guadagnerete in salute. Qualunque alimento presenti delle parti palesemente bruciate contiene sostanze tossiche più o meno dannose quindi imponetevi di limitarne l’assunzione a poche occasioni cercando di non far diventare un’abitudine il consumo di cibi alla griglia, rosolati, fritti o arrostiti. Preferire pasti fatti in casa, piuttosto che al fast food o al ristorante, perché più (poveri) di sostanze a rischio. I tipi di cottura più salutari rimangono comunque il vapore o la pentola a pressione, in quanto le sostanze utili, come i sali minerali, non si disperdono. Evitate i barbecue, il fumo che si sprigiona da esso contiene una quantità enorme di diossina. Mangiate soprattutto alimenti di origine vegetale.

 

Bibliografia:

http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20100601085550AAM78oL
http://www.taleonline.it/?p=411
http://www.wur.nl/NR/rdonlyres/3CEBA8D1-85BE-420A-9E25-1F2BADF5F908/52885/D62_final_project_leaflet_.pdf
http://it.wikipedia.org/wiki/Reazione_di_Maillard
http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/10/01/il-segreto-di-una-buona-bistecca-ma-non-solo-si-chiama-maillard/
http://issuu.com/edizioniambiente/docs/carnazzi_cibo_100_domande_sul_cibo

 

Tutto quello che vi siete chiesti o avreste voluto sapere sul Khorasan Kamut

Famoso in tutto il mondo grazie a una operazione di marketing senza precedenti, “Kamut®” non è il nome di un grano, ma è il marchio commerciale (come “Mulino Bianco” o “McDonald’s”) che la società Kamut International ltd[K.Int.] ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio. C’è chi chiama questa varietà anche “grano del faraone”, perché si racconta che i suoi semi sono stati ritrovati intorno alla metà dello scorso secolo in una tomba egizia e inviati nel Montana, dove, dopo migliaia di anni, sono stati “risvegliati” e moltiplicati.

Il frumento prodotto e venduto con il marchio Kamut® è coltivatonegli Stati Uniti (Montana) e nel Canada (Alberta e Saskatchewan),sotto lo stretto controllo della famiglia Quinn, proprietaria della società K.Int.; in Italia è importato solo da aziende autorizzate e può essere macinato solo da mulini autorizzati. Tutti i prodotti che portano il marchio sono preparati e venduti sotto licenza della K.Int.e sotto il controllo della Kamut Enterprises of Europe. Il marketing decisamente efficace che è alla base del successo del Kamut® ha fatto leva su tre aspetti: la suggestiva leggenda del suo ritrovamento, l’attribuzione di eccezionali qualità nutrizionali e una presunta compatibilità per gli intolleranti al glutine. Parliamone. Il Frumento orientale o grano grosso o khorasan – lo chiamiamo con il suo nome tramandato, comune e “pubblico”, mentre Kamut® è un nome di fantasia registrato – è una specie (Triticum turgidum subsp.turanicum) appartenente allo stesso gruppo genetico del frumento duro: presenta un culmo (fusto) alto anche 180 cm; ha la cariosside (chicco) nuda e molto lunga, più di quella di qualunque altro frumento; è originario della fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico (Khorasan è il nome di una regione dell’Iran); nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale, dove, in aziende di piccola scala, è sopravvissuto all’espansione del frumento duro e tenero.

Dunque, per trovare il Khorasan in Egitto non era (e non è) davvero necessario scomodare le tombe dei faraoni; senza contare che un tipo di Khorasan era (e, marginalmente ancora è) coltivato anche tra Lucania, Sannio e Abruzzo: è la Saragolla, da non confondere con una omonima varietà migliorata di frumento duro ottenuta da incrocio e registrata nel 2004 dalla Società Produttori Sementi di Bologna. Inoltre non bisogna dimenticare che la germinabilità del frumento decade dopo pochi decenni, per quanto ideali siano le condizioni di conservazione. Tutto questo porta a riconoscere nella storia del presunto ritrovamento del Khorasan/Kamut® solo una fantasiosa invenzione commerciale, elaborata per stimolare il desiderio di qualcosa di puro, antico ed esotico. E, a onore del vero, anche la stessa K.Int.ha preso le distanze dalla leggenda che, peraltro, ormai non ha più bisogno di essere incoraggiata. Dai dati oggi disponibili, di fonte pubblica e privata, tra gli elementi di maggiore caratterizzazione del Khorasan ci sono un elevato contenuto proteico, in generale superiore alla media dei frumenti duri e teneri, e buoni valori di beta-carotene e selenio; per le altre componenti qualitative e nutrizionali non ci sono differenze sostanziali rispetto agli altri frumenti.

Bisogna, infine, chiarire che, come ogni frumento, il Khorasan è inadatto per l’alimentazione dei celiaci, perché contiene glutine (e non ne è né privo, né povero, come, poco responsabilmente, una certa comunicazione pubblicitaria afferma o lascia intendere) e ne contienein misura superiore a quella dei frumenti teneri e a numerose varietà di frumento duro. Detto ciò, il Khorasan è certamente un frumento rustico, con ampia adattabilità ambientale, eccellente per la pastificazione. Come ogni frumento che non è stato sottoposto a processi di miglioramento genetico o a una pressione selettiva troppo spinta, non ha un glutine tenace e di tenore elevato, e proprio per questo motivo pare che sia più facilmente digeribile dalle persone che soffrono di lievi allergie e intolleranze, comunque non riconducibili alla celìachia: ma questo è proprio ciò che si può dire anche dei farri e delle “antiche” varietà locali di frumento duro e tenero. Se la sua coltivazione è biologica (come permette la sua rusticità e come, per i propri prodotti, assicura il disciplinare del marchio Kamut®), si può dire che senz’altro è un prodotto salutare, senza però scadere in esagerazioni né in forzature incoraggiate dalla moda e dal marketing del salutismo.

Massimo Angelini

massimo.angelini@quarantina.it

NB: Produrre con grano biologico significa affrontare dei costi importanti e scoprire nuove opportunità di mercato. In Italia l’unico distributore di questa pasta è il marchio De Cecco e si considera che le vendite siano aumentate negli ultimi mesi proprio perché il prodotto viene associato ad un nome conosciuto sul mercato.

Bibliografia:

http://www.cornale.it/blog/marchio/kamut-meglio-khorasan

http://sanisapori.ejarvis.eu/blog/2009/07/il-khorasan-kamut-un-grano-antico-ottenuto-da-agricoltura-biologica-canada-e-montana-di

http://www.panperfocaccia.eu/forum/viewtopic.php?f=3&t=13308

http://www.verdecomelavita.splinder.com/post/21427548/Il+Kamut:+un+antico+cereale

Un dolce articolo scientifico. Notizie e note circa le virtù del cioccolato, astenersi dalla lettura chi è a dieta.

Il cioccolato (o la cioccolata) è un alimento derivato dai frutti di un albero il cui nome botanico è Theobroma cacao, dal greco, cacao cibo degli dei. Oggi, secondo la normativa vigente, si definisce cioccolato un prodotto costituito da granelli di cacao, cacao magro e cacao in polvere, saccarosio e burro di cacao. La parte secca complessiva derivante dal cacao deve essere almeno il 35%, il cacao magro almeno il 14% e il burro di cacao almeno il 18%. .Esistono diversi tipi di cioccolato e si differenziano appunto per la percentuale di cacao,quanto più elevate sono le percentuali di cacao, tanto migliore è la qualità del cioccolato. Tra i tipi di cioccolato ci sono : Cioccolato extrafondente,Cioccolato al latte,Cioccolato amaro,Cioccolato bianco,Cioccolato al gianduia o anche Cioccolato al peperoncino , in tutte queste varianti l’elemento principe rimane il cacao. Negli anni sono state effettuate numerose ricerca per carpire i segreti di questo cibo o anche per liberare le persone dalla sua dipendenza. Il ‘cioccolismo’ (dall’inglese chocoholism) può diventare infatti una ossessione , studi in merito sono stati condotti dai ricercatori dell’Istituto di neuroscienze (In) del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari. E’ bene ricordare che le numerose ricerche che imputano proprietà salutari al cioccolato si riferiscono esclusivamente a quello di tipo fondente amaro (pura polvere di cacao) e non certo alle merendine a base di cioccolato di cui siamo ghiotti. Il cioccolato al latte in aggiunta al basso tasso di antiossidanti, contiene appunto latte che annulla gli effetti antiossidanti del cioccolato e che è spesso carico di zucchero, che fa maggior danno al sistema cardiovascolare, per cui fa più danni che bene, attenzione quindi al tipo di cioccolato. Ma vediaomo ad esempio un elenco di studi che parlamo delle sue proprietà positive. Una ricerca della Johns Hopkins University pubblicata sul ‘Journal of Cerebral Blood Flow and Metabolism’ afferma che la molecola antiossidante ‘epicatechina’ presente nel cioccolato fondente che è  già conosciuta per le proprietà benefiche sul sistema cardiovascolare, potrebbe proteggere dall’ictus, infatti la ‘epicatechina’ è considerato un mediatore del rilassamento delle pareti dei vasi sanguigni, fenomeno alla base del miglioramento della funzione cardiovascolare. Cacao e cioccolato fondente rappresentano una ricca fonte di polifenoli, probabilmente più del vino e del tè verde o nero. Alcuni studi indicano l’apporto di benefici che derivano dal consumo regolare di dosi moderate di cioccolato fondente sul metabolismo del glucosio e nel controllo della pressione arteriosa in pazienti sovrappeso o obesi.Ricercatori del Massachussets Institute for Technology, hanno scoperto che il cacao produce un potente inibitore della carie ma i componenti che permettono questo risultato sono presenti soprattutto nella buccia dei semi di cacao che purtroppo viene normalmente buttata via durante la produzione del cioccolato. E’ infine una ricerca ha messo in evidenza quello che noi tutti già sappiamo , ovvero che il cioccolato mette di buon umore, questo è dovuto alla presenza della feniletilamina.

E ora la ricetta del mio dolce preferito, il salame di cioccolato

link al video

Bibliografia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Cioccolato
http://www.ilpastonudo.it/theobroma-cacao-lalbero-degli-dei/
http://www.eurochocolate.com/cioccolato/index.html
http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=1786
http://www.ecplanet.com/node/1448
http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=001381
http://www.ecplanet.com/node/1495
http://www.medicinalive.com/scienza-dellalimentazione/alimentazione-e-prevenzione/cioccolato-prevenzione-dalla-carie-e-dal-colesterolo/

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Una delle tante inutili notizie date dai giornali – La notizia del santone indiano che non mangia e non beve da 74 anni

E’ di qualche giorno fa la seguente notizia pubblicata dall’ansa : “India: senza cibo e acqua da 74 anni” con il seguente sottotitolo:”Per medici è un mistero. L’uomo, di 82 anni, si trova sotto esame in un ospedale”. Sarebbe bello pensare che cose del genere siano possibili, ma se dobbiamo mangiare un motivo ci sarà? La nutrizione è ciò che ci fornisce l’energia e le sostanze nutritive necessarie per la salute, per vivere e per aiutarci nello sviluppo e nella crescita, le sostanze nutritive sono contenute nel cibo che mangiamo e includono le vitamine, i minerali, i carboidrati, le proteine, i grassi e l’acqua. Queste sostanze permettono al nostro corpo di funzionare, di respirare e pensare, permettono al nostro sangue di circolare, ci danno l’energia e sono i ‘mattoni’ che ci aiutano a compiere tutte le nostre azioni quotidiane. Queste notizioni elementari si studiano anche a scuola e all’asilo :-) Il corpo umano al di là di come la possono pensare alcuni è sempre una macchina e come tale ha bisogno di energia, energia chimica reale e misurabile. Quasi tutti i siti più importanti hanno riportato la notizia del santone senza andare veramente ad indagare di cosa si trattasse realmente e senza fare una adeguata analisi. Quello che colpisce è che loro partono dal fatto che la notizia sia assolutamente vera ed è un dato di fatto che esista una persona che non beve e non mangia da 74 anni. Cercando in rete mi sono imbattuto nel mitico “Paolo Attivissimo” che ha condotto una sua personale analsi e ricerca sulla notizia, credo che leggendo vi renderete meglio conto di come sia realmente la situazione. L’india è il paese dei misteri, essere un santone da quelle parti è una vera e propria professione. Già da diversi anni medici hanno cercato di capire se ci fosse qualche cosa di vero dietro a tutto questo muovimento con risultati abbastanza scadenti. Diamogli buona fede, se così fosse resta il fatto che Prahlad Jani è stato dieci giorni in osservazione e “dicono” che non abbia nè mangiato nè bevuto.. in 10 giorni solitamente un essere umano muore in tali condizioni, ma nulla toglie che passando una vita di sofferenza e povertà e concentrazione forse sia riuscito davvero a raggiungere un record del genere. Ma una cosa sono 10 giorni (nei quali alla fine si è evinta una diminuzione della massa corporea) una cosa 74 anni.. non si gioca con la matematica.

Bibliografia:

http://attivissimo.blogspot.com/2010/04/74-anni-senza-mangiare-insulto-chi.html

http://www.lamescolanza.com/Temp=2006/52006/professione_guru=1252006.htm

http://www.amazingabilities.com/amaze5a.html

http://illupodeicieli.leonardo.it/blog/tag/induismo/breatharianism.html