IBM sperimenta un desalinizzatore solare così potente che potrebbe addirittura creare un fiume in un deserto

La ricerca e l’innovazione non finiscono mai, è di pochi giorni fa la notizia di una nuova sperimentazione del gruppo IBM. Per capire di cose stiamo parlando pensate al deserto. Vivere nel deserto ha diversi vantaggi e svantaggi dal punto di vista della produzione di energia, si ha un eccesso di energia solare e non abbastanza acqua. Ora IBM in collaborazione con una città araba stanno cercando di approcciare il problema utilizzando una tecnologia di desalinazzazione basata su energia solare. Quello che si vuole ottenere da questa collaborazione è costruire un sistema nella città di “Al Khafji” che può sfruttare la luce solare per produrre 7,9 milioni di litri di acqua al giorno – abbastanza per 100.000 persone. L’Arabia Saudita dispone già di ben 28 impianti di dissalazione e fino ad ora ha fatto affidamento sui combustibili fossili per fornire la potenza necessaria per far funzionare le apparecchiature utilizzate per l’estrazione del sale e altri minerali dall’acqua di mare. Il piano è quello di costruire una centrale capace di produrre 10 megawatt attraverso i cosidetti “concentratori fotovoltaici” . I concentratori solari sono emersi negli ultimi anni come un metodo per intensificare (concentrando) la quantità di luce che colpisce le celle solari, che rappresentano la parte più costosa dei pannelli fotovoltaici. Per rendere più conveniente la produzione di energia elettrica dal sole, questo permette di utilizzare meno silicio nelle celle solari, concentrando appunto la luce solare verso una superficie della cella più ristretta. I concentratori permetteranno di aumentare di ben 1.500 volte la luce solare su una singola cella solare – questo numero è di ben tre volte superiore rispetto ai concentratori fotovoltaici fino ad ora costruiti. Il secreto di questa resa è dovuto a quello che viene chiamato “interfaccia metallo liquido termico” che è capace di raffreddare le alte temperature create dal sistema fotovoltaico. Concentrare così tanta energia su una superficie così piccola genera calore sufficiente a fondere l’acciaio inossidabile, utilizzando invece questa interfaccia di raffreddamento a metallo liquido si è in grado ad esempio di riuscire a raffreddare la cella solare da oltre 1600 gradi Celsius ad appena 85 gradi Celsius.

Bibliografia:

http://www.inhabitat.com/2010/04/07/ibm-saudi-researchers-team-up-on-solar-powered-desalination-technology/

http://www.genitronsviluppo.com/2009/02/24/il-nuovo-sole-grazie-ai-concentratori-solari-fotovoltaici-di-ultima-generazione-obiettivo-convenienza-tutti-costi/

http://www.incubatorefirenze.org/index.php?option=com_content&task=view&id=305&Itemid=52

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