Il viaggio delle sonde Voyager ai confini del sistema solare ci riserva delle sorprese

Nell’ormai lontano anno 1977, la NASA lanciò nello spazio due piccole sonde chiamate Voyager 1 e Voyager 2. Le due sonde gemelle pesano 800 kg ciascuno e durante tutti questi anni fino ai giorni nostri per ben 33 anni hanno compiuto un vero e proprio tour del sistema solare percorrendo 17 milardi di km e raccogliendo una grande quantità di dati scientifici,migliaia di fotografie dei quattro pianeti giganti del nostro Sistema Solare.

Dopo aver visitato Giove e Saturno, Voyager 1 ha lasciato il piano dell’eclittica, per far in modo di riuscire a fotografare Titano, la luna di Saturno. Questa traiettoria però ha fatto in modo che nel suo viaggio il Voyager 1 non si imbattesse in altri pianeti ma continuasse indisturbato il suo percorso verso i confini del nostro del Sistema Solare. L’altra sonda, la Voyager 2 ha visitato Urano e Nettuno stabilendo il primato di essere l’unica sonda costruida dall’uomo ad aver visitato questi due “giganti di ghiaccio” e le loro lune. Entrambe le sonde sono finalmente nel bordo esterno del sistema solare.

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Un disegno della rotta delle sonde Voyager (fonte NASA)

E’ di pochi giorni fa la notizia di una importante scoperta che riguarda la zona di spazio dove si trovano le due sonde, li dove dove finisce l’influenza del campo magnetico del Sole. Per capire la staordinarità di questa scoperta, ripassiamo prevemente come il Sole influisce nel nostro sistema. Quando guardiamo il Sole il nostro sguardo cade sulla regione che viene chiamata fotosfera e sulla zona più esterna del Sole (corona solare)  composta da un gas completamente ionizzato (plasma), questo gas che sfugge dall’atmosfera solare espandendosi in tutte le direzioni e nell’intero sistema prende nome di vento solare, portando con se parte del campo magnetico del Sole. Le linee di campo che si estendono nello spazio interplanetario rimangono connesse al Sole e ruotano con esso, per rappresentare questo comportamento con un qualche cosa vicino alla vita di tutti i giorni, pensate ad getto di acqua emesso da un irrigatore da giardino che ruota su se stesso, la traiettoria delle gocce d’acqua è curvata dalla rotazione dell’ irrigatore. Si chiama Eliosfera, la regione di spazio riempita dal vento solare e dal suo campo magnetico, il vento solare ad un certo punto finisce la sua influenza ed è in contatto con il mezzo interstellare all’esterno dell’eliosfera. Il limite dell’eliosfera è stato direttamente osservato dalle due sonde Voyager quando nel 2007 e 2008 hanno attraversato la zona detta termination shock eliosferico.

Il vento solare rallenta fino a fermarsi e il campo magnetico è piegato indietro dal vento ionizzato interstellare,si ha lo stesso effetto che si può vedere quano le onde si infrangono sugli scogli, le onde sono compresse e tornano indietro. La scoperta delle due sonde riguarda la zona successiva al termination shock eliosferico, dove si ha lo scontro con le particelle ad alta energia che provengono dall’esterno. Si è sempre pensato che le linee che compongono il campo magnetico del Sole, si curvassero in modo omogeneo per tornare indietro, dalla ricostruzione al computer in base ai dati raccolti invece si è trovata una struttura disordinata composta da bolle magnetiche, pensate alle bolle dello spumante, un sistema molto caotico. Questo cambia la comprensione di come particelle quali i raggi cosmici entrano nel nostro sistema solare. Quando arrivano in questa regione di bolle, si muovono lentamente da bolla a bolla fino a che non possono raggiungere le linee del campo magnetico solare. Le sonde Voyager dopo così tanto tempo riescono ancora a stupirci e lasciarci con nuovi affascinanti interrogativi.

Potete seguire lo stato della missione su twitter 

http://twitter.com/NASAVoyager

 

Bibliografia:

http://voyager.jpl.nasa.gov/
http://www.nmdb.eu/?q=node/425
http://www.media.inaf.it/2011/06/10/bolle-in-fermento/
http://oggiscienza.wordpress.com/2011/06/10/il-nostro-piu-lontano-emissario/

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