Perché un delfino non è un gatto?

La Terra, fino a questo momento è l’unico pianeta di cui siamo certi riguardo la presenza di vita. Avete mai pensato a quante specie di esseri viventi esistono? Non si hanno numeri precisi a riguardo, secondo alcune stime si parla di numeri dell’ordine di milioni, da 2 ai 6. Da dove deriva tutta questa biodiversità è una delle domande più affascinanti del mistero della vita. Alcuni studiosi hanno affermato erroneamente in passato che le biodiversità di alcune specie è stata maggiore perchè l’origine di quella specie è più antica di altre e quindi avrebbero avuto più tempo per differenziarsi e creare nuove specie, studi recenti dimostrano che non è andata proprio così.

La realtà è ben più complessa e si parla di riempimento di zone adattative ovvero una stirpe produrrà nuove specie fino al punto che si riempie la sua  “zona adattativa” (un territorio da occupare). In altre parole possiamo dire che una stirpe di pipistrelli, balene e pinguini ha una “capienza massima” di specie generabili che è determinata da esigenze di habitat e dalla presenza di specie concorrenti. Un delfino e un gatto anche se sembrano non condividere proprio nulla, hanno la particolarità di fare parte della stessa stirpe, quella dei mammiferi che insieme a noi condividono tutti un unico antenato comune.

Una nuova ricerca pubblicata dall’ European Bioinformatics Institute (EMBL-EBI) e dall’Università di Cambridge Cancer Research UK-Cambridge Institute (CRUK CI), dimostra come il riuso di elementi non-codificanti del genoma (indicato spesso con l’espressione “DNA spazzatura”) ha dato origine alla grande “radiazione dei mammiferi”. Con il termine “radiazione” si intende il rapido originarsi di molte specie a partire da uno stesso antenato, quando a questo si apre un nuovo ambiente in cui sono disponibili spazi di sviluppo. Il team di ricercatori, sono stati in grado di studiare e confrontare l’evoluzione della regolazione genica in cellule del fegato di 20 specie tra cui i ratti, l’uomo, il diavolo della Tasmania, il delfino e la balenottera. I risultati dimostrano che l’evoluzione ha due modi per trasformare i cambiamenti nel genoma in differenze tra le specie: può cambiare una sequenza della proteina, o può cambiare i promotori di modo che controllano l’espressione di tale proteina (un promotore è una regione di DNA costituita da specifiche sequenze da cui ha inizio la trascrizione di uno o più geni).

Avere una ricostruzione dell’intera storia evolutiva di tutte le specie del pianeta forse per ora rimane una chimera, ma con il tempo e la continua ricerca si potranno sicuramente in futuro ricostruire i vari pezzi del puzzle della biodiversità.

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