Scienza dell’informazione: il valore della Privacy al tempo di Internet, un argomento tutt’altro che noioso

Privacy, una parola inglese un pò asettica, entrata negli ultimi anni nel nostro vocabolario quotidiano. Uno degli argomenti più cercati su Google è “come modificare le impostazioni della privacy Facebook” e probabilmente questa ricerca l’avrete fatta anche voi anche solo una volta. Viviamo continuamente connessi alla Rete grazie al fatto che ormai tutti gli smartphone sono dotati di collegamento, ci addormentiamo avendoli accanto e al risveglio la prima cosa che facciamo è guardare le notifiche, una integrazione nelle nostre vite che nel futuro sarà sempre spinta e ci porterà ad avere prodotti che renderà connessi noi stessi alla Rete e non solo i nostri smartphone è solo questione di tempo. Alla base del funzionamento stesso di Internet c’è il trasferimento di informazioni, forse non tutti sanno cosa è e come davvero funziona Internet. Proverò con un semplice schema a spiegare cosa succede quando accedete ogni giorno con il vostro smartphone, tablet, PC.

Forse l’immagine non è chiarissima per i non addetti ai lavori, ma vi assicuro è molto più semplice di quanto sembra. Il concetto fondamentale è quello di rete un termine con il quale si indica un insieme di entità (oggetti, persone) interconnesse in vario modo le une alle altre. Voi stessi senza saperlo fate parte di una o più reti, per esempio avete una rete di amici, ovvero siete legati da legami di amicizia ad altre persone per cui in un modo o nell’altro siete connesse a loro, con queste persone scambiate informazioni emozioni e pensieri su di voi e su altri componenti della rete di amici. Internet è una rete anzi la Rete per eccellenza i cui componenti sono i Pc, i Tablet, gli Smartphone e tutto ciò che sia in grado di connettersi ad essa. Proprio come accade in una rete di amici, tutti i componenti della rete si scambiano informazioni di continuo senza sosta, che tipo di informazioni? Prima di inizare una qualsiasi discussione è buona norma presentarsi, i componenti della rete si presentano dichiarando i loro nomi, per consuetudine e per fare in modo che ogni nome sia unico i nostri dispositivi hanno tutti un numero univoco che li identifica nella rete che gli viene assegnato all’accesso, il famoso indirizzo IP (Internet Protocol address). Cosa succede quando vogliamo visitare un sito Web? Sempre semplificando, possiamo dire che un sito Web è un insieme di pagine che risiedono su Pc, quando scriviamo un indirizzo internet o apriamo le nostre App sul telefonino i componenti della rete fanno da passaparola tra noi e il Pc destinatario, il quale riceve la richiesta e ci invia indietro ciò che vogliamo vedere sempre affidandosi al passaparola dei componenti della rete che come dei postini recapitano i messaggi. Tutto questo di continuo 24 ore su 24 perchè Internet non si spegne mai, milioni e milioni di disposivi si scambiano dati freneticamente.

Quando siamo connessi alla Rete in maniera inconsapevole imbustiamo una serie di informazioni e le inviamo in giro per il mondo senza rendercene conto, di che tipo di informazioni stiamo parlando? Prima di tutto inviamo il nostro IP da cui si può risalire più o meno alla nostra posizione geografica, informazioni sul nostro browser, sul sistema operativo ed informazioni sull’operatore telefonico che stiamo utilizzando. Ma i veri rischi che si corrono sulla privacy non sono dovuti tanto alla natura intrinseca di Internet ma bensì ai siti e alle App che utilizziamo e a cui noi stessi forniamo informazioni che vengono classificate, analizzate, conservate e riutilizzate per profilarci in modo da capire che tipo di persone siamo e quali interessi abbiamo il tutto con l’unico scopo di fornirci della pubblicità che potrebbe interessarci. Quando scriviamo uno stato sui socialnetwork, commentiamo una qualsiasi cosa, mettiamo un mi piace o comunichiamo la nostra posizione per dire sono qui ai nostri amici, tutto viene archiviato, nulla va perso. Provate a mandare una email in cui dite che volete fare un viaggio a Bologna o scrivere in una chat che vi serve una pompa idraulica perchè vi si è allegata la cantina ed ecco dopo un pò apparire nella vostra navigazione pubblicità pertinente ai vostri bisogni. Iscriversi ai socialnetwork è gratis per sempre ci dicono al momento dell’iscrizione, ma il problema è che in verità si paga fornendo ogni giorno informazioni sulle nostre vite.

Come se non bastasse, con la scusa della lotta al terrorismo molti paesi vogliono avere accesso indiscriminato a quante più informazioni possibili. E’ di qualche settimana fa la proposta di legge americana denominata CISA (Cybersecurity Information Sharing Act) che esorta le aziende private a condividere informazioni con le autorità federali. Ma non c’è bisogno di andare oltreoceano per trovare esempi su questa scia, in italia si è parlato dell’introduzione degli spyware di stato (strumenti o programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico)

Vi invito ad approfondire l’argomento sul blog del deputato Stefano Quintarelli riguardo il decreto antiterrorismo n. 7 del 18 febbraio 2015. Molti di noi non hanno nulla da nascondere e non ci vedono niente di strano riguardo al fatto che lo stato o le varie aziende possano prendere informazioni su di noi e sulla nostra vita privata se questo può garantirci più sicurezza o servizi gratuiti, ma c’è da sottolineare che il possedere delle informazioni rilevanti su una vasta scala della popolazione porta ad avere un grande potere. In america già succede che in molti colloqui di lavoro, la prima cosa che si guarda di un candidato è ciò che pubblica su Internet o si cercano informazioni in Rete ed è semplice pensare che se finisce online ad esempio una cartella medica magari quel candidato potrebbe essere escluso perchè in passato ha avuto qualche malattia. Sul diritto alla privacy e all’oblio digitale si scrive e si scriverà ancora molto, ma purtroppo si continua anche a scrivere molto e a fare da cassa di risonanza anche delle nuove mode che spiattelano online sempre di più le nostre vite come ad esempio le nuove App come Meerkat e Periscope (disponibili al momento solo per iPhone) permettono di trasmettere live in video la nostra vita in diretta. Oltre a queste App che non hanno proprio la privacy come primo pensiero, ce ne sono altre che la pongono al centro del loro business. C’è una giovane startup italiana dal nome un pò particolare GLIR-UP https://glirup.com/lang/it disponibile in ben 5 lingue tra cui ovviamente italiano permette di condividere testo, immagini, link, webcam e file PDF in maniera semplice e sicura creando un indirizzo temporaneo che potete inviare ai vostri amici. Quando chiudete il browser, l’indirizzo creato verrà cancellato e non sarà più disponibile, questo fa si che anche se condividete l’indirizzo su un socialnetwork o lo inviate via email, la privacy è garantita. Il sistema permette anche di creare una audioconferenza, una funzionalità utile quindi anche a lavoro.

Parlare di privacy non è certo un argomento che può essere trattato solo con un breve articolo di un blog, ma spero di aver suscitato interesse rispetto a un argomento delicato che a volte viene sminuito e trattato in maniera non adeguata.

Link citati
https://glirup.com/lang/it
http://www.wired.it/mobile/app/2015/03/24/meerkat-servizi-sfruttano-app-streaming/
http://stefanoquintarelli.tumblr.com/post/114529278225/update-una-svista-rilevante-nel-provvedimento
https://www.eff.org/document/cyber-information-sharing-act-fo-2015-senate-intelligence-committee-114-congress

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