Teorie sul clima e i cambiamenti climatici, a che punto siamo?

Dal 28 novembre al 9 dicembre si è tenuta la Climate Change Conference 2011 (Cop17) conferenza mondiale del clima. Ancora una volta i rappresentanti delle grandi nazioni industrializzate si sono incontrari per discutere del clima del nostro pianeta e stabilire una strategia mondiale per affrontare il problema nei prossimi anni. Del clima e sul clima in verità non se ne parla non solo durante questi incontri ma è tema di discorsi e a volte di feroci attacchi tra gli stessi studiosi, ognuno con le proprie teorie diverse. Manca una voce unica in materia.

Nel mese di aprile il matematico Douglas J. Keenan, ha pubblicato sulle pagine del Wall Street Journal europeo un articolo in cui si interroga sul cambiamento del clima, quanto di scientifico c’è nello studio del clima?

Nella sua analisi attacca l’organizzazione IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control), una organizzazione nata nel 1988 il cui scopo primario è quello di fornire alla politica una valutazione scientifica della letteratura disponibile in materia di cambiamenti climatici e di prevenire l’inquinamento utilizzando le migliori tecniche offerte dalla scienza. Ogni sei anni vengono realizzati e pubblicati rapporti sullo stato delle conoscenze nel campo dei cambiamenti climatici.

Nel suo articolo afferma che

i modelli di previsione del clima utilizzati si basano sulla ricostruzione delle temperature medie superficiali basate su un assunto statistico noto come AR1 (first-order autoregression) “che presuppone, tra le altre cose, che solo il valore attuale all’interno di una serie temporale abbia un effetto diretto sul valore successivo. Per le tempeature medie globali, ciò significa che la temperatura di quest’anno ha effetti su quella dell’anno prossimo, ma le tempeature degli anni scorsi no. A livello intuitivo, questo appare irrealistico”.

Unione dei grafici, tratti da diverse sorgenti di dati, relativi all’andamento del clima

Il problema di base è che i processi in gioco sono così complessi che nessun modello climatico si è avvicinato a riprodurre i valori osservati della temperatura (i modelli climatici hanno prodotto simulazioni che riproducono alcune proprietà statistiche dei valori osservati, ma nulla di più). Dal momento che la fisica è impraticabile, i climatologi si basano sulla statistica, una monovra un pò ardita e pericolosa. Il matematico Keenan non rivendica la superiorità del suo modello, proposto nell’articolo (modello che tiene conto anche delle differenze di temperature) rispetto a quello usato dall’IPCC, ma pone l’accusa a questo organismo di non esser andato più affondo sull’argomento considerando indagini alternative.

Bibliografia:
http://www.informath.org/media/a42.htm
http://www.climatemonitor.it/?p=16867
http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704615504576171863463697564.htm…
http://hockeyschtick.blogspot.com/2011/04/how-scientific-is-climate-science.html
http://wattsupwiththat.com/2011/04/06/warming-or-cooling-heads-or-tails/
http://oggiscienza.wordpress.com/2011/12/14/associata-a-delinquere/
http://www.ipcc.ch
http://www.arpa.fvg.it/index.php?id=270#c823
http://wmbriggs.com/blog/?p=3709
http://spielclimate.blogspot.com/
http://www.informath.org/

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